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RESOCONTI

 

 
 
Ida
 

 


13-12-2004

Stars Shine for Autism
Concerto Londra

 

Cronaca “secondo per secondo”
Con sensazioni ed impressioni molto personali

 

Sono le ore 19.20 e siamo all’interno della chiesa dove si tiene il concerto. Distribuisco i biglietti a tutti: fila B, la seconda. M’infilo per prima e avanzo, seguita da Raffaella, fino ad arrivare alla poltrona n. 13, piuttosto centrale. La prima cosa che noto è che nella fila davanti ci sono dei fogli appoggiati sulle sedie. Un veloce colpo d’occhio ed individuo il suo nome: Alan Rickman. Ammetto che per un attimo sono rimasta senza fiato: lui si sarebbe seduto lì, la fila davanti a me, tre sedie più a destra. Sapevo perfettamente cosa avrei fatto nella prossima ora, a costo di farmi venire il torcicollo… ma non lo avrei certo perso di vista neppure un istante.
Il teatro si riempie, i posti della prima fila si riempiono, ma il foglio col suo nome rimane appoggiato sulla sedia. Mi sarò girata venti volte a guardare l’ingresso, e lo stesso facevano le altre.
Lo spettacolo inizia, mi giro ancora un’ultima volta a guardare la porta, ma lui non arriva.
Poi una gomitata nel fianco sinistro e le unghie di Raffaella che mi pungono la coscia mi annunciano che lui sta arrivando, mentre già il coro sta cantando.
Mi giro ancora e lo individuo immediatamente: si sta avvicinando lateralmente alla prima fila, camminando un po’ chino e cercando di non farsi notare. Impresa assolutamente impossibile: non l’ho visto con i miei occhi, ma sono pronta a giurare che almeno la metà dei presenti lo stava osservando. Si china ancora di più e passa davanti alla prima fila per arrivare al suo posto.
Prima impressione: mi sembra un uomo grande e grosso, nonostante cammini tutto chino, decisamente imponente, con un viso molto grande. Mi sembra grigio e anonimo: grigio di capelli, col viso teso ed imbarazzato, anonimamente grigio l’abito.
Si avvicina al suo posto e sorride (sempre teso ed imbarazzato) ai suoi vicini. Ora non è più grigio ed anonimo: ora è solo Alan. Si siede e si sistema la cravatta.
Ha delle splendide piegoline sul collo.
Accavalla le gambe, la destra sopra la sinistra e si sistema sulla sedia.
Sorride davanti a sé, strizzando tutte le rughine attorno agli occhi.
Si sistema nuovamente la cravatta e si guarda intorno con la coda dell’occhio.
Ha delle adorabilissime piegoline sul collo.
Appoggiato sul ginocchio destro c’è il programma del concerto e sopra c’è la sua mano sinistra: non è affatto una mano piccola… è decisamente grossa, come grande e grosso è lui. Molto più di quanto mi aspettassi. Il naso, invece, è molto più “piccino” di quanto pensassi: o meglio, è di misura adatta a tutto il resto.
La mano destra torna per la terza volta a sistemare la cravatta e lui si riassesta sulla sedia: è evidente che non è a suo agio. Guarda verso il palco e poi, ancora, si guarda intorno con la coda dell’occhio. Spalanca gli occhi e poi li socchiude, alza il viso e lo riabbassa. Con la mano destra si tocca la guancia sinistra.
La mano sinistra tiene fermo il programma, sempre appoggiato sul ginocchio. La manica della giacca è un po’ lunga e gli copre parte del dorso della mano… che sembra quasi tozza.
Sto pensando che forse la Forla aveva ragione sulle sue mani… quando lui apre il programma e comincia a girare le pagine. Le sue mani all’improvviso si trasformano e tornano ad essere le “sue meravigliose mani”, con le dita che sfiorano delicatamente le pagine, con distinta eleganza in un movimento perfettamente misurato. Sono bellissime, mentre accarezzano lievi le pagine: che invidia!!! (ogni tanto potrà parlare anche IdaSognatrice… o no?!).
Abbassa gli occhi, ed il viso, sul programma: un tripudio di piegoline sul collo.
Alza di nuovo il viso, con un movimento deciso ed altero, quindi si sistema ben eretto aderendo allo schienale della sedia: ho una visuale assolutamente perfetta sul suo profilo. Una bella fronte alta, con radi ciuffetti ribelli di capelli che sparano un poco verso l’alto, un bel naso diritto e perfettamente adeguato al viso, due labbra sottili chiuse appena appena. Una pelle rosea e liscia (difficile credere che possa crescerci anche la barba!), assolutamente senza rughe, salvo quelle, meravigliose e piccine, intorno agli occhi che raggiungono l’apoteosi ad ogni suo leggero ed invitante sorriso: cosa non darei per sfiorare appena la sua guancia con un dito e verificare se è proprio morbida e soffice, come quella di un bimbo, come appare allo sguardo. (IdaSognatrice ogni tanto sfugge al mio controllo).
Noto che ha una ruga verticale (o una strana piega della pelle) proprio davanti all’orecchio sinistro.
Gli altri ospiti cominciano ad avvicendarsi sul palco: lui sarà l’ultimo, dice il programma. Alcuni pezzi sono comici e lui sorride, poi ride. Un trionfo di rughine intorno agli occhi strizzati, un tripudio di sensuali piegoline sul collo (a IdaSognatrice fanno quell’effetto, c’è poco da ridere!), mani meravigliose che applaudono ed un sorriso splendido, di cui posso vedere solo l’angolo sinistro… e sognare il resto… (IdaSognatrice è senza speranza)
Io riesco a capire solo poco più della metà dei testi, e delle relative battute. Più volte Alan soffoca le risate e, stranamente, le sue labbra si atteggiano al sorriso spesso con un attimo di vantaggio rispetto al resto dell’uditorio: conosce il testo o, semplicemente, intuisce le battute? Ad ogni modo, sembra divertirsi e sentirsi finalmente a suo agio.
Si tocca le labbra, il naso e le guance un paio di volte.
Quando il coro canta, invece, Alan si rilassa e, spesso, abbassa gli occhi sul programma. Ma sono assolutamente certa che non legge: non è quasi mai alla pagina giusta... e poi continua a cambiarla, muovendo le sue splendide mani per la delizia degli occhi di IdaSognatrice. Alla fine cede e chiude gli occhi, più volte, per poche manciate di secondi, mentre continua a tormentare dolcemente le pagine del programma. Alla fine di ogni pezzo  applaude educatamente, battendo la mano destra sulla sinistra, che rimane aperta, col dorso appoggiato sul programma per tenerlo fermo.
Ad un certo punto sembra quasi svegliarsi e scuote appena la testa, come se volesse spostarsi il ciuffo dagli occhi. Quindi alza la mano sinistra… ad accarezzarsi i capelli: sopra l’orecchio, poi scende delicatamente dietro, le dita si intrufolano tra i capelli, scompaiono e ricompaiono in una lunga carezza, che scende fino al collo e toglie letteralmente il fiato a IdaSognatrice: il movimento all’inizio era parso un poco effeminato… ma poi… waaaaaooooooo che sensazione!!! (IdaRazionale concorda!!!).
I capelli sono molto meglio in foto, dove appaiono bianchi sui lati e biondi sopra, comunque lucenti e soffici. Dal vivo sono molto più grigi di lato e sotto, castano chiari sopra con diverse striature bionde. Sono piuttosto, e normalmente, opachi, ed abbastanza lunghi. Non erano appena lavati (come invece lo erano tutti quelle delle Donnine, lavati di freschissimo quel lunedì pomeriggio, appositamente per lui!) e si raggruppavano in fondo in piccole ciocche a triangolo rovesciato (non so se l’immagine è chiara), scendendo di circa due dita oltre la linea del colletto. Biondi lucenti o grigi che siano, comunque erano bellissimi e l’idea di accompagnare la sua mano con la mia non era poi così male (IdaSognatrice è piuttosto scatenata in questo momento).
Torna a guardare il coro e ad applaudire gli altri attori, socchiude gli occhi, poi li chiude di nuovo più volte. Sì, ha proprio l’aria un po’ tesa e decisamente stanca. Secondo me si sente osservato (avrà addosso gli occhi almeno di una cinquantina di Donnine… che non si schiodano un solo istante dal suo “coppino” per nulla al mondo!) ed ogni tanto spalanca un po’ gli occhi e poi guarda di lato, come a cercare di vedere dietro le sue spalle. Ad un certo punto ho quasi l’impressione che intenda girarsi dalla mia parte (IdaSognatrice gongola e prepara un sorriso smagliante): spalanca bene gli occhi (che di solito sono invece sempre un po’ socchiusi… e vai di rughine intorno agli occhi!!!) e riesco quasi ad individuare il movimento laterale della pupilla… ma poi desiste e li abbassa di nuovo sul programma, chinando anche il viso. Maledizione a Emilie Fox ed a quel suo maledetto (e gigantesco) fiore viola tra i capelli che mi ostruisce la visuale sul profilo anteriore del viso di Alan e mi fa perdere i suoi sorrisi. IdaSognatrice ha ripetutamente ed intensamente desiderato di strapparle a morsi (IdaRazionale avrebbe fornito spontaneamente una totale ed entusiastica collaborazione!) quel dannatissimo fiore di pessimo gusto e di dimensioni esagerate!!!
Si è chinato verso il pavimento… non capisco perché.
Si è nuovamente chinato, ma ora ho capito. Sotto la sua sedia c’era una bottiglia d’acqua ed un bicchiere e lui li ha raccolti, prima l’uno e poi l’altro, nell’intervallo tra una canzone e l’altra. Alcuni di fianco a lui hanno bevuto a canna mentre il coro cantava, ma lui no, attende sempre la pausa per muoversi e svita il tappo per la lussuriosa felicità di IdaSognatrice. Cassie, dolce Cassie, come svita lui i tappi delle bottiglie… nessuno mai!!! Con pollice ed indice della mano destra, un movimento rotatorio, continuo e delicato, lento e morbido, senza alcuno scatto né interruzione, mentre con la mano sinistra tiene ferma la bottiglia, il solito mignolino spostato in basso rispetto alle altre dita. A me serve tutta la mano per aprire il tappo di una bottiglia, a lui bastano due dita delicatamente mosse: tutta questione di forza e dimensione, ha delle belle mani, ma certo non sono piccole, se ti molla una sventola…
Poi versa l’acqua nel bicchiere e, pazientemente, attende. Attende cosa? Ma che arrivi il successivo intervallo tra le canzoni/letture! Mi rendo all’improvviso conto che Alan non ha mai fatto alcun movimento durante le parti dello spettacolo, ma solo ed esclusivamente durante gli applausi tra un pezzo e l’altro, così gli sono serviti ben 4 o 5 intervallini per poter bere e riporre il tutto sotto la sedia!
Lascio a voi ogni commento sulla sua estrema educazione e rispetto per il lavoro altrui che emerge da questo fatto e da quello immediatamente seguente: ormai tocca a lui, il coro sta avviandosi all’ultima strofa della canzone e lui ancora non si è alzato (come avevano fatto tutti gli altri che si erano avviati verso il palco mentre ancora i cantanti erano all’opera). Le due ragazze dell’organizzazione, che sono sedute davanti a me e Raffaella, cominciano a friggere e ad agitarsi sulla sedia. Si sporgono in avanti e lo osservano. Lui, nel frattempo e con perfetta calma, ha chiuso il programma e ha estratto i due fogli che deve leggere. E’ più che evidente che è perfettamente consapevole che tocca a lui… ma non si muove. Le due tipe gesticolano e cercano di attirare la sua attenzione. Lui cerca di ignorarle. Loro dondolano sulla sedia e si sporgono in avanti, quella davanti a me allunga una mano verso di lui, nell’impossibile tentativo di raggiungerlo o di ottenere la sua attenzione. Alla fine Alan si rassegna e si volta verso di loro, si china anche lui in avanti e… le fulmina con lo sguardo (non credo che faccia alcuna fatica ad impersonare Snape: quello sguardo da terrore gli viene naturalissimo!!!). Poi apre la bocca e, senza far uscire alcun suono, sibila lentamente e chiaramente alcune parole mute che possono suonare come: “Sciocche ragazzine non fate casino! So perfettamente che tocca a me e mi alzerò nell’esatto istante in cui lo riterrò opportuno!”
Le ragazze ammutoliscono e si immobilizzano, lui torna a rizzarsi sulla sedia e guarda verso il palco stringendo i suoi fogli. Il coro finisce di cantare, lui accenna un applauso, poi si alza con discrezione e, camminando tutto curvo, si avvicina verso il palco. Con la mano sinistra sistema l’angolo della giacca in un movimento che ha qualcosa di decisamente femmineo e ricercato, mentre si muove a piccoli passettini, sempre curvo. L’insieme del movimento iniziale è piuttosto… strano, ridicolo, sembra quasi sculettare.
Poi… poi si alza, dritto sulle spalle, sicuro di se stesso ed allunga il passo, morbido ma deciso, sinuoso ed elegante. Sono certa che sa di avere gli occhi di tutti (meglio dire tuttE)  puntati addosso, si vede l’attore dentro di lui che si bea del suo pubblico: sale i tre scalini con un incedere regale, sensuale oltre ogni dire, un re che entra nell’alcova della sua desiderata amante. Ancora alcuni passi ed è sul palcoscenico: il suo regno indiscusso. Attende che l’applauso per il coro cessi del tutto, e quando torna il silenzio rimane ancora immobile per un istante: tutta l’attenzione, ora, è solo ed esclusivamente per lui. L’ha creata, ricercata ed attesa… ed ora può beneficiarne in pieno. Si avvicina al leggio ed appoggia i suoi fogli, poi alza lo sguardo sul pubblico: appare timido e risoluto al contempo. Ancora rimane in silenzio… nel silenzio carico d’attesa della sala, la mano sinistra aggrappata al leggio (e che quasi non muoverà per tutto il tempo), la destra stesa lungo il corpo, ferma ma irrequieta. E’ un grande attore, si vede già fin d’ora.
Ho tempo di osservare bene l’abito: è grigio, né chiaro né scuro, di un tessuto leggermente elasticizzato, perché non ha mai fatto grinze mentre camminava, ma  ha seguito perfettamente il movimento sinuoso del suo corpo mentre si avvicinava al palco. La camicia è bianca a righe blu e la cravatta è blu e piccola. Ha scarpe scure (forse blu) e opache. Come l’abito, non sono né eleganti né sportive. La giacca ha tre bottoni, che tirano appena appena (certo non come i bottoncini di Snape). Ancora ho l’impressione che sia molto alto, un uomo grande e grosso, imponente e che mette soggezione. Quando sta fermo. Che fa venire tutt’altri pensieri appena si muove. Ancora rivedo la sua schiena, il suo sedere ben fasciato dai pantaloni mentre sale le scale, le braccia che si muovono seguendo il corpo. Come cavolo fa a muoversi in quel modo?! Sembra scivolare sul terreno invece che camminare!
Ora si avvicina al leggio e solleva anche la mano destra, poi l’appoggia mollemente sui fogli, guarda di nuovo il pubblico… e comincia a parlare. La sua voce… una magia incredibile, molto più bella di quella dei film, dei files audio, delle interviste. Una voce profonda che riempie la sala, che vibra nell’aria… eppure sussurra appena. Sale di tono, e poi scende giù, sempre più vibrante, ma solo per risalire ancora e ancora e ancora. Un’altalena incantata, che ti mozza il fiato e ti fa battere forte il cuore. Solo dopo, una volta tornata a casa, ho trovato il testo che lui ha letto ed ho scoperto che era tutto in rima. Ma là, sul momento, non me ne sono accorta: la sua voce era musica e le sue parole melodie che affascinavano il pubblico (oppure me… che è lo stesso!).
Ho solo vagamente capito il testo che ha letto: osservarlo ed ascoltarlo e, al contempo, concentrarmi sul significato di quel che leggeva, era superiore alle mie forze. Alan è rimasto quasi sempre piuttosto fermo (Grazie al cielo… altrimenti dovevamo raccogliere col cucchiaino IdaSognatrice! NdIdaRazionale), la mano sinistra quasi aggrappata alla griglia del leggio, la destra che si muoveva appena, vicina ai fogli. Solo una volta l’ha mossa e l’ha portata al petto… (sospiro!!!). Il viso si alzava spesso dal leggio ed i suoi occhi si perdevano nel pubblico, mentre la sua voce abbracciava ed accarezzava dolcemente l’uditorio. Un leggero movimento sulle gambe, quasi un rollio appena accennato: alza ancora lo sguardo, prima davanti a sé, poi lo rivolge anche a destra, verso il lato opposto a quello in cui si trova sul palco. La gamba destra segue morbidamente il movimento del viso e del braccio e si discosta appena dall’altra, in un lento movimento rotatorio, finché la pianta del piede destro viene a trovarsi a perpendicolo rispetto all’altro piede (tipo a “L”), il ginocchio destro leggermente piegato e lui… dondola lievemente sulle gambe spingendo con leggerezza in avanti il bacino (IdaSognatrice è rimasta in apnea per un pezzo…). Questo pezzo è nel video registrato da Carlo… peccato che sia a mezzobusto!!!
Ha finito di leggere (di già???), un attimo di silenzio, poi scroscia l’applauso, il più forte ed il più lungo di tutti. Sorride abbracciando con lo sguardo tutta la platea ed arretra di mezzo passo. L’applauso continua, lui è al contempo soddisfatto di sé ed imbarazzato. L’applauso non accenna a diminuire… e lui sorride, il suo dolcissimo e meraviglioso sorriso imbarazzato (IdaRazionale qui ha svaccato – come dice la Forla - un tantino e lo guarda con occhi sognanti…), con gli occhi strizzati e le labbra quasi chiuse, con quel suo fare tenero ed indifeso che dice “Ma ce l’avete con me?! E’ tutto per me questo applauso?!”. Finalmente l’intensità dell’applauso diminuisce e lui si avvia a scendere dal palco, all’inizio serio poi via via più sorridente mentre si avvicina alla sua sedia.
Il programma riprende con il solito coro: ancora una volta è una canzone natalizia molto conosciuta ed il pubblico canta ancora. Anche Alan, per la prima volta, si aggiunge al coro e canticchia la prima parte della prima strofa… poi la lascia languire. Deve essere un po’ come me: poco preparato con le canzoni di stampo vagamente religioso e natalizio.
Il concerto è finito e le donne sue vicine di posto ne approfittano immediatamente per rivolgergli la parola: la Fox (quella dall’orrendo fiore viola gigantesco) batte sul tempo la soprano, che recupera quindi in seconda battuta. Lui sorride gentilmente ad entrambe, chinando il capo prima a sinistra e poi a destra, visto che la sua testa sta almeno venti centimetri più in alto di quella delle due donne.
Gran finale e… tutti sul palco. Si alza insieme con gli altri e, ancora, si sistema con la mano sinistra l’angolo della giacca (l’abito aveva due spacchi laterali). L’effetto movimento sensuale c’è sempre, ma molto più contenuto della prima volta.
E’ sul palco con tutti gli altri ed applaude insieme a loro, ringraziando il pubblico. Il suo modo di applaudire è simile a quello che avevamo visto durante gli Emmy, piuttosto svogliato e posato, la mano sinistra ferma sotto e la destra che vi batte sopra. Con variazione sul tema, quando la mano sinistra avvolge ed abbraccia con dita languide ed aggraziate la mano destra, che si fa piccola e scivola via. In mano ha il programma e, tutte le volte che applaude, se lo infila sotto l’ascella sinistra. Quando vengono citati i nomi dei vari attori che hanno partecipato, il suo viso rimane completamente impassibile mentre viene pronunciato il suo nome, in coda agli altri. Poi c’è il lungo applauso (questo pezzo è nel video registrato da Carlo) cui risponde con un bel sorriso, poi si gira di lato e per tre volte accenna nuovamente al suo sorrisetto imbarazzato, con occhi strizzati ed angoli della bocca che si sollevano appena. Infine gran movimento rotatorio verso destra, ad applaudire il piccolo coro che era in quell’angolo. L’ho già scritto e qui lo ripeto: il movimento è simile a quello che fa nel video dei Texas – In Demand – davanti alla pompa di benzina, anche se meno pronunciato e non alza la gamba. Ma l’effetto (da cardiopalma) è identico, quando allarga e ruota all’esterno la gamba destra e poi si dondola alternativamente sulle gambe sporgendo lievemente il bacino in fuori. (mi spiace ma nel video tutto ciò non si vede: l’inquadratura è troppo alta…). Torna infine nella posizione iniziale e si rigira: per un attimo guarda fisso davanti a sé, dritto dritto nella telecamera di Carlo. Poi il suo sguardo si perde ancora nel pubblico davanti a lui, mentre alza un poco il viso e strizza un po’ gli occhi, quasi cercasse di vedere qualcosa di ben particolare in fondo alla sala.
Un lungo “a solo” dell’organo che è in fondo alla chiesa ed io mi volto per guardarlo (ebbene sì, per un istante ho tolto gli occhi di dosso ad Alan!!!): la chiesa è piuttosto grossa, ci saranno almeno 20/25 file di sedie, circa 25 sedie per fila, per un totale di 500/600 persone, in maggioranza donne e non giovani.
Il concerto è finito e tutti si alzano: in un attimo è circondato da un sacco di persone, ma poi viene chiamato sul palco con gli altri per fare delle foto “ufficiali”. Le fans presenti cominciano a salire sul palco e partono flash in tutte le direzioni. E’ attorniato da donne. Ha sempre in mano il programma e lo usa per coprirsi parzialmente il viso o, almeno, le labbra. Raffaella ci fa cenno di portarci a lato della navata e ci disponiamo in una specie di coda, piuttosto lontano dal palco. Carlo e Leonardo gravitano sul palco e scattano foto. Ricordo di aver lasciato la mia borsa a Carlo, che a sua volta l’ha abbandonata su una sedia. Mi allontano dal gruppetto delle altre e vado a riprendermi la borsa: dentro c’è la telecamera così mi viene in mente di fare delle riprese ma, stupidamente, invece di farle dal punto in cui c’era la borsa (vicinissima al palco e con una visuale perfettamente libera), decido di tornare verso Raffaella e le altre e faccio la ripresa in cui lui è continuamente coperto da altre persone (come si nota dal video). Alan appare molto sorridente ed affabile, firma autografi a tutto andare e chiacchiera, sorride e ridacchia. Finalmente decido di spostarmi verso sinistra per poter fare inquadrature migliori e mi avvicino al palco: Carlo mi viene incontro e borbotta qualcosa del tipo: “Ma stupide, cosa diavolo fate là in fondo… non vedete che sta andando via?”. Spengo la telecamera e guardo sul palco, mentre sento una voce femminile che, sul lato destro, sta scortesemente cacciando via tutti quanti. Un uomo si avvicina ad Alan, penso che sia un suo amico perché lo abbraccia: poi mi accorgo che gli ha afferrato il polso sinistro e lo strattona, spingendolo con decisione col braccio destro che gli avvolge la schiena. Lo sta portando verso l’uscita laterale sinistra della chiesa. Faccio a mala pena in tempo a girarmi e fare due passi verso Raffaella gridando che Alan sta andando via, che loro corrono verso di me. Mi giro e vedo solo la grande porta laterale, desolatamente vuota e spalancata sulla notte fredda e penso: “Ma come, esce così, solo con la giacchettina leggera e neppure il cappotto??? Ma avrà freddo!!!” (Sì lo so, non preoccupatevi, dopo questa esperienza ho fatto richiudere IdaSognatrice al San Mungo: mi hanno assicurato che ha ancora qualche speranza di guarire!).  Non possono essere passati più di dieci, massimo quindici minuti, dalla fine del concerto… ed Alan è già scomparso!!! Sento in maniera indistinta dietro di me le esclamazioni disperate e deluse delle altre ragazze, mentre Carlo rigira il coltello nella piaga dicendo “Ve l’avevo detto che stava andando via… cosa cavolo ci facevate là in fondo come oche spaventate??? Io ero sul palco e gli ho anche stretto la mano!”. Sono senza parole, non riesco a credere a quello che vedo: Alan è scomparso. Velocemente mi dirigo verso l’altro lato della chiesa seguita dalle altre, le voci che distinguo maggiormente sono quelle di Alessandra e di Raffaella: anche loro sono totalmente incredule ed infinitamente deluse. Esco fuori dalla chiesa, una Mercedes chiara sta partendo in quel momento ed ha ancora le luci accese dentro: ma Alan non è a bordo, ne sono certa. Scendo di corsa lo scalone e guardo a destra, ma nel breve tratto di strada dritta non c’è nessuno. Mi giro a sinistra e seguo il marciapiede che curva: anche lì non c’è nessuno. Ma come cavolo ha fatto a scomparire nel nulla??? Risalgo lo scalone con una delusione enorme, ci guardiamo in faccia e vedo sul volto delle altre la mia stessa espressione totalmente incredula: ce lo avevamo a portata di mano… e ce lo siamo fatte scappare. Roba da non credere. Ritorniamo dentro lentamente: nella chiesa erano rimaste poche persone, ma giurerei di avere sentito voci che ridevano bellamente di noi. Ci dirigiamo mestamente, quasi senza parlare, verso le scale che scendono nella cripta dove si tiene il rinfresco. Piccolo battibecco tra me e Carlo su chi ha i biglietti del post-concerto, senza i quali non c’è verso di poter scendere. Naturalmente ce li ha lui, come dicevo io, ma prima mi ha costretto a rivoltare la borsa per cercarli. Nella mia mente (cioè, in quella di IdaSognatrice) si fa viva l’inverosimile speranza che Alan, in non so quale modo, possa essere giù al ricevimento. Scendo le scale in silenzio, mentre ascolto un battibecco inglese/italiano tra Alessandra e non so chi che lei sta praticamente mandando “al diavolo” (liberissima traduzione dal romanesco, alquanto manesco, di Alessandra versione incavolatissima nera!!!). Entro per prima nella cripta e… miracolo, l’adorabile testa di Alan svetta dieci centimetri sopra a quella di chiunque altro. Mi giro ed urlo alle altre che lui è lì. Leonardo ripete il mio grido e quasi Alessandra se lo mangia vivo (Il povero Leonardo, intendo, perché lei credeva che lui la stesse prendendo in giro!).
Ora siamo tutte dentro, è buio pesto, c’è un sacco di gente e pochissimo spazio. Alan sta parlando con un’attrice e Raffaella mi intima di non disturbarlo e non interromperlo per alcun motivo. Obbedisco e vado a togliermi il cappotto perché si muore dal caldo. Poi torno in postazione, a due passi da lui, ben decisa a non farmelo sfuggire per nulla al mondo: per uscire dovrà passare sul mio cadavere! (Capito, adesso, perché ho assolutamente dovuto far ricoverare IdaSognatrice? NdIdaRazionale).
Qui c’è stato un momento bellissimo, per un istante è stato come se qualsiasi rumore si quietasse all’improvviso e tutte le persone svanissero. Ero di fronte ad Alan, a non più di due passi, e lo stavo fissando attendendo che terminasse di parlare. Lui era voltato di fianco e stava ascoltando la donna quando deve essersi accorto che lo stavo insistentemente guardando. Allora si è girato un po’ verso di me e, per uno splendido istante (splendido ed indimenticabile per IdaSognatrice, evidentemente), ci siamo guardati negli occhi, lui chiaramente disposto ad interrompere di buon grado la sua conversazione se solo io gli avessi fatto il minimo cenno. Ed io morivo dalla voglia di sciogliermi in un dolcissimo sorriso tutto e solo per lui. Peccato che nelle mie orecchie suonavano minacciosissime le parole di Raffaella: “Guai a te se lo interrompi o lo disturbi.” E siccome sono, anche se magari non sembra, una brava bambina educata ed ubbidiente… invece di sorridergli come tanto desideravo fare, sono rimasta assolutamente impassibile mentre lui mi guardava. Deve aver pensato che aveva davanti a sé una completa deficiente… e si è nuovamente girato rispondendo qualche cosa alla tizia di fronte a lui. Sono rimasta a guardarlo e… mi sono sentita totalmente, profondamente, irrimediabilmente cretina. Sono assolutamente certa che se gli avessi sorriso lui mi avrebbe ricambiato. Ma forse è stato meglio così, se mi avesse sorriso guardandomi negli occhi forse non sarei mai riuscita a rivolgergli la parola.
Poi è successo un mezzo miracolo: un armadio alle mie spalle si è avvicinato sgomitando e gli ha buttato letteralmente addosso una ragazza di dimensioni notevoli gridando “Pictures, pictures, pictures!” ed ha cominciato a sventagliarlo col flash. Alan ha fatto buon viso a cattiva sorte ed ha tirato fuori dal cappello una specie di sorriso. Poi l’armadio ha ritirato la ragazza ed io, oplà, mi sono fiondata su Alan. Ormai era stato interrotto e quindi avevo via libera: manco morta che me lo sarei fatto scappare un’altra volta!
E qui, devo dire che ho stupito me stessa: in non so bene quale modo sono riuscita a dire e a fare, più o meno, tutto ciò che avevo in mente. Il mio inglese è stato pietoso e stentato, con strafalcioni grammaticali ed “orrori” di pronuncia: ma lui si è comportato da gran signore e non me lo ha fatto notare per nulla e, soprattutto, ha dato segno di comprendere al primo colpo tutto quello che farfugliavo confusamente (il merito è tutto di Alan che deve essere un uomo di intelligenza decisamente superiore alla norma!). Così gli ho detto che ero italiana, come tutte le altre ragazze che erano con me, ed ho fatto un vago cenno dietro di me. Voi eravate tutte lì dove io facevo segno, vero?! Altrimenti deve avermi veramente ritenuta totalmente pazza!!! Gli ho detto che  ci siamo conosciute tramite un sito web dedicato a lui (ed in quel momento ho tanto desiderato che Raffaella fosse lì vicino per aiutarmi…) e che ero felicissima di poterlo conoscere di persona. Avrei voluto aggiungere un sacco d’altre cose… ma le parole stavano facendo a pugni coi pensieri nella mia testa. Lui mi ha sorriso con discrezione ed ha cominciato a parlare. Roba da sentirsi male: la sua voce era così profonda che, in tutto quel casino che c’era, riuscivo anche a sentirne le vibrazioni. Il suono sembrava uscirgli dal petto invece che dalle labbra ed era carezzevole ed avvolgente oltre ogni immaginazione. Non ricordo le sue esatte parole (ero in trance!) ma ha detto qualcosa tipo “Oh, l’Italia! Conosco bene il vostro paese e ci sono stato spesso. I love Italy.” E come dice lui “I love Italy”… musica celestiale per le mie orecchie. Non so proprio come, ma sono riuscita a cacciargli sotto il naso… no, più che sotto il naso era a metà petto, vista la sua altezza (avete presente il punto in cui i bottoncini della casacca di Snape tirano di più?! Ecco, esattamente a quella altezza!), i fogli con i disegni/fotografie che volevo fargli autografare. Per primo il disegno che Elena mi aveva fatto: Brandon e Snape ai lati con lui (Alan) in mezzo. L’ha guardato senza fare una piega, attendendo che gli dicessi il mio nome. Quindi mi ha chiesto di fargli lo spelling e, dopo, lo ha ripetuto. Pronunciato da lui, lo spelling del mio nome era qualcosa di infinitamente melodioso: “Aaiiiidiiiieeeiiii”. Waaaaoooooo, ancora mi risuona nelle orecchie. Già, perché me lo ha proprio sussurrato nelle orecchie, piano piano e dolce dolce, con quella splendida, profonda ed infinitamente vellutata voce. Non pensate male (magari!!!), me lo sussurrava nelle orecchie semplicemente perché il mio orecchio era all’altezza della sua bocca dato che era chino sul foglio per firmare.  Lui firmava ed io gli reggevo il disegno col palmo della mano. Il suo tratto era molto deciso, ma al contempo delicato e seguiva morbidamente il profilo della mia mano. Dai miei fogli è quindi emersa la cartolina di Chiara ed Elisa che gli ho consegnato spiegandogli che era di due giovani ragazze che non avevano potuto venire a Londra ma che ci tenevano tanto a fargli gli auguri. Ha abbozzato ancora un piccolo sorriso ed ha aggiunto la cartolina a tutte le cose che già aveva nella mano sinistra (almeno due pacchetti regalo lunghi e piuttosto piatti e diversi fogli, cartoline, biglietti, fotografie…). Quindi è emerso il fotomontaggio del compleanno della Forla. Mio veloce sguardo alla ricerca di Raffaella: scomparsa!!! Cerco anche Carlo che dovrebbe riprendere la scena, lo vedo ma lui non da alcun segno di comprensione delle ridicole smorfie che sto facendo con la faccia. Rinuncio e mi ricompongo: già Rickman deve avere l’impressione che non sono del tutto normale, non vorrei che se ne convincesse del tutto! Gli spiego dello scherzo fatto ad una nostra amica e della festa di compleanno a sorpresa (caspiterina, non gli ho detto che è finito anche sulla torta e che poi ce lo siamo “religiosamente” diviso!”), quindi gli mostro la foto. Piccolo intervallo con spiegazione: lui è alto un casino, ed è anche grande e grosso. O gli stai vicina, o lo guardi in faccia. Fare le due cose in contemporanea è praticamente impossibile, salvo scenette da bimbetta e professore, col faccino (mio) ridicolmente rivolto al soffitto. E visto che io gli stavo vicinissima (lo spazio era poco e la gente intorno premeva), praticamente contro la parte esterna del lato sinistro (sì, io ed i miei 62 Kg occupavamo solo una parte del suo lato sinistro!!!) e gli reggevo le cose da firmare… mi sono persa ogni sua espressione. Ma poi mi sono fatta raccontare tutto più volte da Rossana (fino alla nausea, di Rossana!) e lei ha completamente confermato le mie impressioni. Altro piccolo inciso: gli sono stata molto vicina, ma non ho percepito alcun particolare profumo. Semplicemente sapeva di… pulito.
Torniamo alla cronaca in diretta: appena vista la foto l’ho sentito come… irrigidirsi e ritrarsi un poco, quasi sulla difensiva, mentre sul viso gli si dipingeva un’aria vagamente perplessa. Scommetto qualsiasi cosa che in quel momento stava guardando la Forla che emergeva minacciosa dalle fiamme. Poi ha notato Snape sul lato destro della foto e l’ho sentito rilassarsi immediatamente e sorridere non appena ha compreso di quale scena del film si trattava.  Quando poi ha notato tutte le nostre numerose faccine terrorizzate… il sorriso si è tramutato in una risatina contenuta. Gli ho detto il nome di Nicoletta e lui l’ha scritto con sicurezza, senza chiedere alcuna informazione. Quindi è arrivata in superficie la foto preparata da Cassie (Col. Brandon con spazio bianco a lato per fare l’autografo) e gli ho detto che quella era per Chiara. Sussurro velocissimo: “Con l’acca?”, risposta altrettanto veloce, con cenno d’assenso: “Sì, con l’acca”. Lui non mi ha chiesto dove… ed io non glielo ho detto. Ma lui sapeva esattamente dove andava messa. Quindi è arrivato il turno dell’autografo per Francesca. Però, a questo punto, c’erano diverse fotografie sul palmo della mia mano, che si muovevano un po’ troppo. Così ho messo la mia mano destra sotto la sua e con due dita ho tenuto ferma la foto: anche il nome di Francesca è stato scritto correttamente e senza fare alcuna domanda. Lui firmando ha spostato lateralmente la mano, andando a capo, finché il mio ditino (indice) si è deliziosamente ed involontariamente infilato nella manica fino a sfiorargli il polso, dalla pelle morbida e fresca!  Quando me ne sono accorta ho provato l’impulso di ritrarmi, come se avessi violato qualcosa di sacro. Ma tutto era già finito e lui aveva di nuovo tolto la mano dalla foto.
A questo punto, non trovando altra cosa più intelligente da dire (mio Dio come sono caduta in basso!!!) ho fatto una stupidissima battuta circa la sua bravura a scrivere i nomi femminili italiani. Non mi ha ritenuta degna di risposta e mi ha regalato invece uno sguardo di sufficienza, tipo Snape ma in un raro momento di buonumore, che chiaramente stava a significare: “Ragazza mia, con tutti gli autografi che ho firmato… ormai ho imparato a memoria anche i nomi italiani.”
Però sul mio nome, così facile facile, di sole tre letterine… si è fatto fare lo spelling. Questo significa che non ha mai firmato autografi ad altre “Ide”. Ho impiegato diversi giorni ad arrivare a questa conclusione, ma ora ne sono certa: “Sono stata la sua “prima” Ida autografata!!!” (Tranquille ragazze, tranquille… ormai IdaSognatrice è al sicuro al San Mungo, curata da maghi molto competenti. Guarirà… forse… NdIdaRazionale)
Visto che non sfornavo altre foto, si è raddrizzato ed ha abbozzato un sorriso allungandomi la penna che gli avevo dato. Stavo per tirarmi indietro per lasciar posto alle altre, quando Rossana, rendendosi conto che quella deficiente di sua madre si era dimenticata di chiedere l’autografo per la propria figlia (a mia difesa posso solo affermare che Rossana si era aggiunta alla lista degli autografi solo pochi minuti prima), è intervenuta dicendo in modo forte e chiaro (anche un po’ minaccioso, a dir la verità! Talvolta quella bambina dimostra di assomigliare anche a sua madre e non solo a suo padre. Ma, chissà perché, sempre quando si tratta di lati negativi…): ”Mammaaaaa… e iooooo???”
Mi sono bloccata di colpo, Alan mi ha guardata con fare interrogativo ed io ho indicato Rossana dicendo che era mia figlia. Poi lei non ha più detto nulla, così mi sono chinata verso di lei e le ho intimato di dire la frase che si era preparata per Alan. E qui è cominciato lo show di Rossana che
gli ha detto, con pronuncia inglese assolutamente perfetta:
“Hallo, Professor Snape!”
Sorriso adorabilissimo e dolce di Alan.
Pausa (Ida orgogliosissima guarda sua figlia).
Risatina di Alan mentre Rossana gli allunga con decisione il programma del concerto per avere l'autografo (ha promesso alle sue maestre che tornava con l'autografo e con una foto di Alan per far capire loro chi cavolo è l'attore che impersona Piton!!!!!!)
Alan si china gentilmente verso Rossana per portarsi alla sua altezza e le chiede: What's your name?
Rossana: My name’s Rossana (ma detto con su l'apparecchietto per i denti il nome non è risultato proprio chiarissimo. Ma perché diavolo i bambini sembra che facciano apposta a pronunciare male il loro nome cosicché la mamma è sempre costretta a ripeterlo a mò di pappagallo cretino???)
Alan: si gira verso di me mentre si raddrizza  (a questo punto il suo viso è esattamente all’altezza del mio) e chiede, un po’ stupito, indicando Rossana :
Losénn??? (E’ risaputo che esistono genitori idioti che affibbiano nomi assurdi ai poveri figli!)
Ida con sorriso smagliante rivolto ad Alan mentre pronuncia con dizione perfetta, “r” arrotata e “s” sibilante: Rossana.
Cenno di comprensione di Alan che si appresta a firmare.
Ida: di corsa a reggere il programma su cui Alan fa l'autografo.
Alan ci ripensa e mi chiede: Con la “a” finale?
Ida: Sì con la “a” finale. (Ma facevo poi così fatica ad aggiungere anche: con due “esse” ed una “enne” sola? Il 90 per cento degli italiani scrive/pronuncia Rosanna invece che Rossana… un aiutino avrei anche potuto darglielo!!)
Alan a Rossana (mentre firma): How are you?
Ida, che quasi sviene, perché non ha mai sentito pronunciare in quel modo e con quella voce quella piccola frasetta. Il tono, profondo, intenso, melodioso e vellutato, è quello di un uomo che chiede “Vuoi sposarmi?” oppure, “Posso baciarti?” o ancora “Mi ami tesoro?” Ammetto che sono stata terribilmente gelosa di mia figlia.
Rossana: I'm fine, thanks!

(Conversazione avvenuta alcuni giorni dopo, all’ora di cena.
Ida: Caaaaaavoli, ma sono anni che ti faccio queste stupide domandine e tu non capisci mai, Rossana, e mi rispondi a caso con le varie frasi fatte, tipo:
D “Come stai?”
R “Ho nove anni.”
D “Dove abiti?”
R “Mi chiamo Rossana.”
Sorriso beffardo di mia figlia: “Non è colpa mia se tu pronunci male l’inglese, mamma, ed io non riesco a capire. Rickman ha parlato proprio come Dan (il suo costoso professore privato di inglese da ormai oltre 4 anni) e quindi ho capito subito!”
… No, non credo proprio che Dan lo dica nello stesso modo e con la stessa voce di Rickman… Ma questo me lo sono tenuta per me!)

Si torna in diretta.
Mi tiro indietro, mentre lui accenna ancora un sorriso (più a Rossana che non a me) e si fa avanti Elisa con i suoi pacchetti.
Io cerco a lungo e nervosamente nella mia borsa, estraggo infine la telecamera e l’accendo: ma è buio pesto e non si vede nulla. Perdo altri preziosissimi secondi prima di capire che posizionandola sul teleobiettivo la situazione luce migliora, mentre mi sono del tutto scordata che ho la funzione “nightshoot” (ma poi Carlo mi consola: avrei semplicemente ottenuto un Alan marziano, tutto verde!). Finalmente riesco ad inquadrarlo e a far partire la registrazione… e lui se ne vaaaaaaaaaaaaaa, trascinato via in malo modo da qualcuno!
Sarà rimasto con noi non più di 6/8 minuti, ne passano pochissimi altri, e di nuovo ci sfila davanti, trascinato da alcuni e sospinto da altri, e si dirige definitivamente verso l’uscita. La sua testa svetta sempre sopra le altre, lui ci individua e ci riconosce, ci dedica un ultimo sorriso mentre pronuncia, in buon italiano: “Grazie mille!”
La porta si richiude… è tutto finito.
Non ho la più pallida idea di che ore siano. Ma non ho per nulla fame.

Bene, ed ora, dopo questa interminabile sbrodolata tipo fanfiction, che mi sono divertita un mondo a scrivere (e a ricordare), passiamo a considerazioni appena un pochino più sensate.
Alan Rickman è un professionista molto serio che svolge con competenza il suo lavoro e che sa rispettare quello degli altri. Appare essere un uomo particolarmente educato, riservato di natura, ma che si è anche imposto un notevole autocontrollo anche se, ogni tanto, qualche piccolo gesto involontario tende a sfuggirgli. A volte sembra esserci anche uno sprazzo di timidezza, o forse è solo una dignitosa modestia. Altre volte ancora, mostra invece chiaramente di sapersi sotto i riflettori e di agire di conseguenza: un attore navigato che sa come calamitare l’attenzione con un piccolo ed insignificante gesto… che appare “naturale” agli ingenui occhi dello spettatore ma che è invece sapientemente e minuziosamente costruito allo scopo.
Appare essere un uomo gentile e disponibile ed ho avuto l’impressione che firmare gli autografi e parlare con le sue fans fosse un dovere connesso al suo ruolo. Ma era anche un dovere che “voleva” svolgere, quale sua scelta personale. Era chiaramente disturbato dal casino che c’era, dall’essere strattonato di qua e di là da quelli dell’organizzazione e dal suo agente, che continuava a rompere con sto taxi che lo aspettava: lui cercava, invece, di firmare quanti più autografi poteva e di accontentare quante più persone possibile. Sono sicura che era decisamente stanco, e forse aveva veramente un altro impegno dopo quello, ma non ha negato un sorriso a nessuno. Magari solo un piccolo sorriso, una parolina sola od un semplice gesto… ma sembrava vero e non imposto dalle circostanze.

Penso che Rickman sia un gran bravo attore e che la sua bravura, espressività, grande capacità di esprimere con profondità tutta una vasta gamma di sentimenti, sia sul palcoscenico che davanti alla macchina da presa, faccia venire molte strane idee in testa a molte donne. Me compresa. Anche se, probabilmente, le idee che sono venute a me vanno in una direzione non propriamente frequentata dalla maggioranza.
Ma questo non ha una grande importanza, la cosa che conta è che si tratta di idee, congetture e sensazioni delle quali non potrò mai realmente appurare la correttezza, quindi, tanto vale archiviarle in maniera definitiva e bloccare i voli pindarici della mia fantasia, che non portano assolutamente a nulla.
Questo non vuol assolutamente dire che io non troverò più Rickman estremamente affascinate, a suo modo molto bello, profondamente dolce, incredibilmente elegante in ogni movimento e, soprattutto, terribilmente sensuale. Ma non era questa la direzione che avevano i miei pensieri su di lui, quindi i miei occhi continueranno ad apprezzare tutto questo. Semplicemente, la mia mente cesserà di svolgere complicate ed estenuanti elaborazioni dei vari dati disponibili al fine di scoprire chi lui sia, effettivamente, come persona.
Smetterò di cercare l’individuo sotto la maschera dell’attore… e mi godrò pienamente l’attore.
E la prossima volta che ci sarà l’occasione di incontrarlo di persona, cercherò in tutti i modi di farlo ma, questa volta, senza alcun lacerante senso di colpa.
Mr. Rickman è un bravo attore ed è un uomo sensualmente affascinante.
Punto.
Mi sembra che ce ne sia più che abbastanza per continuare ad essere una sua appassionata fan.

IdaSognatrice, invece, tornerà a sognare esclusivamente e rigorosamente solo sul “suo” Severus!

Ida

 

PS: se qualcuna è arrivata a leggere fino a qui deve provarmelo citando la parola d’ordine nel suo prossimo messaggio: “ma tu sei matta come quattro cavalli imbizzarriti!”

 





                                                                                                                         Ida