| Mia madre voleva andare a Londra per le festività natalizie, ma io non ero d’accordo perché stavo aspettando un’occasione per incontrare Alan. Ed eccola quando meno me l’aspettavo! Perfume al Trycicle Theatre seguito da un’intervista con Alan! |
| Nel giro di un’ora abbiamo prenotato biglietti, aereo e albergo e dopo due settimane (le due settimane più lunghe di tutta la mia vita!) eccoci a Londra. Ero tremendamente emozionata, continuavo a pensare “Oh mio Dio, tra poche ore vedrò l’Omino!”…e il 3 gennaio arrivò, annunciato da una leggera pioggia londinese. Alla mattina mi sono recata al cinema, che da fuori sembrava piuttosto piccolo, per ritirare i biglietti e volevo saltare per la felicità quando li ho sentiti nelle mie mani, visto che il mio pessimismo mi aveva fatto pensare che sicuramente, per un motivo o per l’altro, i miei biglietti non erano stati prenotati. Alle quattro del pomeriggio, lasciando mia madre nei negozi di Oxford Street e sono tornata in albergo per prepararmi. So benissimo che sembra maniacale prepararsi tre ore prima di uscire, ma il fine giustifica i mezzi! Quando mamma è tornata in albergo mi ha trovato vestita e preparata sdraiata sul letto a guardare i Simpson per tentare di calmarmi, ma ovviamente è stata un’impresa impossibile. |
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| Sono arrivata al Trycicle verso le sei e mezza ed era già pieno di gente. Avevo un blocco allo stomaco spaventoso e continuavo a guardarmi attorno per vedere dove fosse Alan. Non era ancora arrivato, così mi sono avvicinata a fans spagnole che avevo già visto in foto diverse volte. Il mio nervosismo era così evidente che Ana, una delle spagnole, si è messa a ridere vedendo che mi mangiavo le unghie con, molto probabilmente, un’espressione da psicolabile. Abbiamo parlato per un po' e intanto continuavamo a chiederci se Alan fosse già arrivato o meno. Poi è stata aperta la sala per la proiezione, l'abbiamo aspettato ancora 10 minuti senza successo e siamo andata a sedermi. |
| Bellissimo il film in inglese...la sala è stata percorsa da un brusio quando Alan è entrato in scena. Inutile dire che il film non me lo sono goduta quasi per niente perché stavo letteralmente morendo. Neanche un’ora mi separava dal momento che ho aspettato per tutti questi anni e solo il pensiero che sarei stata nella stessa stanza di colui che fino ad allora mi era sembrato così irraggiungibile da essere irreale m’impediva di respirare normalmente. Ero percorsa da brividi dalla testa ai piedi, sentivo la pelle d’oca ad ogni minuto che passava. Avendo già visto il film in italiano, sapevo quanto mancava alla fine e la cosa, letteralmente, mi stava facendo impazzire. Continuavo a spostarmi i capelli della faccia, a sistemarmi la sciarpa, ad allacciare più stretto o più largo il braccialetto…quando l’ultima scena si è conclusa e sono iniziati i titoli di coda, ho provato un vuoto allo stomaco mostruoso, come se stessi scendendo ad una velocità astronomica con l’ascensore o come se fossi sulle montagne russe. |
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| Erano due ore che dovevo fare pipì, così mi sono alzata un attimo per andare in bagno. Tenevo d’occhio una porta vicina al palco perché pensavo che Alan dovesse entrare da lì. Non vedendo nemmeno un minimo segno di vita da quella porta, mi sono girata verso una ragazza di fianco a me e le ho chiesto se Alan avrebbe parlato in quella sala. Lei mi ha risposto che pensava di sì e io, che non volevo perdermi neanche un minuto della presenza di Alan, ho pensato di andare veloce in bagno dato che ancora lui non si vedeva da nessuna parte. |
| La sala era ancora buia, specialmente in fondo dove c'era un po' di gente in piedi. Mi sono diretta dunque verso l'uscita in fondo al buio, senza pensare a nulla di particolare...e lo vedo. Per la serie “le cose capitano quando non te l’aspetti”. Ho passato tre ore a guardarmi in giro come una disperata per sperare di scorgerlo tra la folla…e proprio in un momento in cui non ci pensavo lo riconosco nel buio, illuminato dalle scritte bianche dei titoli di coda. Mi sono bloccata di scatto. Non potevo crederci. Quello a pochi metri da me era davvero Alan. Il suo profilo inconfondibile, quella eleganza ed imponenza che lo contraddistinguono…erano lì, giusto a qualche passo. Ho ripreso a camminare con le farfalle nello stomaco e non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso. Stava parlando con l'intervistatore e rideva. Poi si è accorto di me perché il mio sguardo insistente deve avergli punzecchiato la pelle. Da una parte pensavo “ti scongiuro guardami” e volevo solo andargli incontro per dirgli tutto quello che dovevo dirgli da cinque anni…l’altra parte invece sperava di non essere notata, perché ciò che provava era forse troppo intenso e personale perché qualcuno lo vedesse, addirittura lui stesso. Si è girato verso di me e ci siamo guardati per un attimo...prima che io mi sentissi avvampare e mi girassi per correre verso il bagno. Ho aperto la porta del bagno quasi con foga e non ho sopportato la vista di quelle donne che tranquillamente, come se nulla fosse, si lavavano le mani o si guardavo allo specchio, con una calma spaventosa mentre io ero lì con la faccia paonazza e il respiro mozzato, volendo urlare a quelle che mi guardavano abbastanza sorprese che lui era lì. |
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Volevo gridarlo al mondo, scriverlo sui muri. Lui era lì, nello stesso posto dove mi trovavo io, dopo anni in cui c’erano stati chilometri e chilometri a separarci, oceani…ma mi sono limitata a chiudermi in bagno, senza nemmeno riuscire a fare la pipì che fino a due minuti prima mi scappava da morire. Così, dopo essere uscita, mi sono guardata un’ultima volta allo specchio, perché volevo soltanto essere perfetta ai suoi occhi…ma in quel momento le mani mi tremavano a tal punto che non sono riuscita nemmeno a passarmele tra i capelli.
Tornando in sala, davanti a me di schiena c'era una donna più bassa di me (io sono alta circa 1.63), vestita di bianco, con un caschetto rosso...Rima Horton! E’ molto più carina che in fotografia. Anche lei stava parlando, così sono ritornata al mio posto mentre Alan si stava sedendo sul palco per l'intervista. Il mio posto era in mezzo, così ho chiesto permesso alle persone sedute prima di me...e per l'emozione sono volata in braccio ad una distinta signora inglese. Possibile che devo fare sempre certe figure quando sono emozionata? Alan stava guardando in giro in quel momento e spero solo che non mi abbia visto perché potrei uccidermi dall’imbarazzo. |
L'intervista inizia, Alan era molto solare e con la battuta pronta. Lo vedevo molto bene da dov’ero seduta e sentivo ancora di più i miei sentimenti contrastanti, l’uno che sperava che lui mi notasse, l’altro che voleva il contrario. Come ho detto la visuale era ottima, così ho potuto dargli delle belle occhiate. Era vestito piuttosto sportivo, di blu e marrone, ma su di lui quei vestiti facevano un effetto casual ma elegante ed elaborato allo stesso tempo. A parte qualche normale macchia senile, le rughe sono davvero limitate e i capelli, con un bel taglio, non avevano alcuna tinta dovuta alle riprese di qualche film, quindi erano di un naturale castano chiaro con molte striature brizzolate, specialmente attorno alla fronte e alle orecchie.
E quella voce.
Quella voce troppo splendida per pensare che fosse così naturale. Invece era proprio così, esattamente come ero abituata a sentirla, profonda e marcata, con il suo perfetto accento inglese da dizione. Ha risposto molto esaurientemente alle domande che gli sono state fatte e quando parla gesticola parecchio. |
Mi ricordo specialmente un paio di domande: una fatta da un ragazzo di diciotto anni che chiedeva se Profumo fosse un film anche per ragazzi o solo per persone più anziane. Alan ha fatto la faccia da Piton adirato alla parola "older", cosa che ha fatto piegare in due la sala dal ridere. Poi gli è stata rivolta una domanda sulla scena dell'orgia. Qui la sua faccia imbarazzata è stata fantastica. "Ci abbiamo messo sette giorni per girarla...quando camminavo in mezzo a tutta quella gente sapevo che non potevo guardare in basso e dovevo stare attento a dove mettevo i piedi...meno male che le donne non erano attrici inglesi: erano delle spagnole..." Una donna sulla trentina ha iniziato la sua domanda con “Hello Alan darling” e qualcuno si è messo a ridere, mente lui all’inizio è sembrato un po’ confuso, per poi sorridere e rispondere al saluto. Un uomo gli ha chiesto se pensa di ritirarsi, ma lui dopo aver scherzato dicendo “è un suo desiderio?” ha risposto che non ci pensa e che comunque ci dovrebbero essere ruoli in sedia a rotelle disponibili.
Poi mi sono fatta coraggio e ho alzato la mano per fargli una domanda. L’intervistatore con un sorriso mi ha indicato e ha detto “la signorina lassù”. Alan si è girato a guardarmi con un volto molto serio, con gli occhi leggermente strizzati, come quando ci si sta concentrando molto. Sapere che in quel momento mi stava guardando, è stata una cosa…devastante. Alan Rickman mi stava guardando. E soprattutto ascoltando. Non riesco ancora a rendermene conto. La voce mi tremava tantissimo e credo che lui se ne sia accorto perché mi ha sorriso. Avrei voluto strillargli con quanto fiato avevo in corpo ogni cosa…ma gli ho soltanto chiesto (anche perché con 600 occhi che mi fissavano più i suoi che erano gli unici che m’interessavano non mi sembrava il caso!):
"Come si sente a recitare con gli adolescenti? Intendo, ha recitato con Rachel in Profumo e con altri ragazzi in Harry Potter. Quindi…le piacciono gli adolescenti? "
Ha alzato gli occhi al cielo inarcando le sopracciglia, cosa che ha fatto scoppiare a ridere tutti quanti. Mi ricordo poche parole di quello che mi ha detto, perché ero impegnata a guardarlo ridere e a sentirmi il suo sguardo addosso. Ha parlato per più di un minuto buono, ma mi ricordo sì e no un paio di frasi.
"Beh, mi piace la gente giovane. Ma devo avvertirti...da qui mi sembra che tu abbia 16? 17 anni?" "Ne ho 15" "Beh, ti avverto...perché quando hai la mia età ti rendi conto che il tempo e' passato così" E qui ha schioccato le dita. “Mi ricordo bene i miei 15 anni perché sembrano ieri e guardandoti mi rivedo in te, perché dentro sono ancora un ragazzino. Ma lo specchio mi dice di no.” Dopo avermi risposto mi ha sorriso caldamente per qualche secondo e io ho ricambiato. Quell’istante per me è durato ore…ma è sembrato lo stesso troppo veloce. Mentre lui mi sorrideva il resto della sala è scomparso, le 300 persone attorno a me erano diventate aria. C’ero solo io, lui e i nostri sorrisi che per un attimo si sono incrociati. |
Alla fine dell'intervista, ha detto "Grazie per essere venuti" ed è uscito in fretta. Con scatto felino (e con mia madre che mi incitava a correre) mi sono alzata, sono corsa nel salone e ho chiesto a un tizio, forse una guardia: "Dov'e' andato Alan Rickman????" E lui, con una faccia piuttosto divertita: "Guarda che è dietro di te".
Il cuore ha iniziato a battermi ancora più forte di quando ho fatto la domanda, ma ero molto più rilassata rispetto a quel momento, perché ormai ero riuscita a sciogliere il ghiaccio e una specie di tu per tu con lui l’avevo già affrontato.
Mi sono girata...ed eccolo lì, vicinissimo a me, che firmava autografi. Rimase a parlare qualche attimo con una donna dai lunghi capelli neri, mentre dietro di me si andava formando una piccola coda di persone che voleva parlargli.
Quando la ragazza coi capelli neri se n’è andata, mi sono avvicinata lentamente chiamandolo “sir” per più volte, finché lui si è girato. Quell’attimo è andato tutto al rallentatore: ha degli occhi spettacolari, si è fermato tutto quando l'ho guardato...Hanno qualcosa di molto più forte di quando si vedono in foto o dietro uno schermo. E se qualcuno vi ha detto che sembra più basso dal vivo, non ha visto Alan. Ĕ altissimo, spaventosamente alto, o comunque così è sembrato a me. Dovevo guardarlo addirittura alzando la testa verso quel viso così severo, così regale, come il resto della sua persona. |
(Thanks to Ana) |
| Lo avevo già visto da vicino quando stavo andando in bagno, ma in quel momento è stato completamente diverso. Sentivo la sua presenza, sentivo il suo sguardo che ha la forza di trapassarti, di perforarti come una pallottola. Non è inquisitorio, perché non guarda così con l’intenzione di esaminare con fare critico, anzi, ma questa è l’impressione che dà la sua serietà che, come ha detto, non è assolutamente così come si crede perché lui stesso si considera molto meno serio di quel che appare. Può dire quello che vuole, ma non credo di essermi mai sentita più in soggezione in tutta la mia vita. E questo si univa al fatto che iniziava a crescermi dentro la consapevolezza che ero al cospetto di una delle persone più importanti della mia vita. Quella che ha alimentato le mie ambizioni, che mi ha accompagnato per anni…che allo stesso tempo non ha idea di chi io sia o anche solo del perché la stimo così tanto che sarei pronta ad annullare me stessa pur di piacerle. È con questo pensiero che sono riuscita a rivolgergli la parola, con la voglia di farmi conoscere, con il desiderio che lui vedesse. Che capisse. |
| Gli ho dato un pacchetto con dentro dolci tipici della mia città, mi ha ringraziato caldamente e ci ho parlato un attimo. Lui ha distolto lo sguardo guardando verso un punto imprecisato del salone, così ho potuto guardare interamente il suo profilo solenne. Quando si è accorto che gli stavo parlando mi ha di nuovo rivolto la sua attenzione. Gli ho detto qualcosa del tipo: "Le mie mani non stanno ancora tremando, quindi significa che non sono del tutto consapevole di questo..." Mi ha sorriso. "Volevo solo ringraziarla per tutto...non può immaginare quanto mi ha dato in questi cinque anni. Sono sua fan da cinque anni, appunto". Una donna non proprio giovane dietro di lui, che come altra gente stava ascoltando le mie private e sincere parole, si è intromessa nel discorso, quasi strillando per la sorpresa: “Cinque anni?! E ne hai 15!”. |
Ora che ci ripenso, l’avrei volentieri uccisa. Ma il punto è che non m’importava. Non la sentivo, come non vedevo tutta la gente attorno a me che forse mi stava ascoltando. C’era solo lui davanti ai miei occhi e davanti ai miei quattro sensi rimanenti. Il resto non esisteva. Non m’interessava minimamente se avevo l’attenzione degli altri, così colpiti da una quindicenne. Cosa c’era da essere
così colpiti, poi?
Alan ha riso e ha detto: "Ci vuole una stretta di mano allora!"
Ha delle mani caldissime e morbidissime, e anche per quanto riguarda queste la telecamera non rende per nulla. Le sue mani hanno qualcosa di molto attraente, non riesco a spiegare cosa, ma sono molto, molto belle.
Dato che per l’emozione avevo dimenticato carta e penna nella borsa di mia madre, la quale era scomparsa, gli ho chiesto una foto, ma mi ha detto che se iniziava a fare foto non usciva più da lì. Ma Ana dicendomi “dammi la tua macchina fotografica!” è riuscita a fotografarmi lo stesso appena dietro di lui...sono sconvolta in quella foto…gli occhi sbarrati, un’espressione quasi basita, quasi confusa, incredula di trovarmi dietro ad Alan Rickman, di riuscire quasi a sentire il suo profumo, che per un attimo sono riuscita a cogliere grazie a un veloce spostamento che ha fatto. Era un profumo…puro. Di pulito. |
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| Mi sono allontanata un attimo e ho visto passare Rima, così l'ho raggiunta. "Miss Horton..." Si è girata sorridendo, ha degli occhi dolcissimi e in confronto ad Alan è davvero minuscola. "Lei e' una donna fantastica" Io adoro Rima, ho sempre pensato fosse una donna degna di stima...così lei ha riso un po’ meravigliata e mi ha detto "grazie...felice di conoscerti!" Senza pensarci, le ho chiesto se potevo fare una foto con lei. Ovviamente sapevo che lei non avrebbe accettato, ma non so cosa stava succedendo nella mia testa. Ero semplicemente felice di vederla e di parlarle. Mi ha risposto che non si considera una persona pubblica e con questo ho capito ciò che già sapevo, ovvero che persona fantastica sia: è così incredibilmente modesta, anche se sta con un uomo come Alan. Ad una fan inglese che era lì quella sera, Lex se non mi sbaglio, ha addirittura detto che è Alan quello importante e che lei non è nessuno. Ma non si immagina che ci sono molte altre persone come me che pensano che lei sia un esempio da seguire! |
Alan era ancora poco distante da me, così non sono riuscita a fermarmi, sono tornata da lui, l'ho fermato e gli ho detto "Grazie mille, grazie davvero per tutto...questo è il giorno più importante della mia vita".
Non so come ho fatto ad avere il coraggio di pronunciare queste parole, ma ho sentito proprio il bisogno di dirgli tutto quello che provavo. Lui mi ha guardato sorridendo un po' sorpreso e mi ha risposto: "Hai ancora tanti giorni davanti a te". Mi ha stretto di nuovo la mano e ho avuto di nuovo quella sensazione che tutto si fermasse...che la gente attorno a lui che mi aveva sentito non fosse mai esistita…
Sono rimasta indietro, al centro del salone, mentre lui si dirigeva verso l’uscita, circondato da quella massa di donne adoranti. Sono rimasta impressionata da quante donne ha ai suoi piedi, ma il bello è che lui sembra non accorgersene affatto. Io ero fuori da quel gran gruppo, ero rimasta sola in mezzo alla sala mentre cercavo mia madre…quando ho sentito un formicolio alla testa…la stessa sensazione di quando qualcuno ti sta guardando. Così ho alzato l’ho alzata e ho incontrato di nuovo il suo sguardo. Per qualche motivo Alan mi stava guardando, sempre con quegli ipnotici occhi seri e gli ha distolti dai miei solo quando qualcuno vicino a lui ha attirato la sua attenzione.
Dopo un po’ di tempo passato a firmare svariati libri e fogli, si è scusato dicendo che doveva proprio andare. Ho visto che usciva con Rima e con qualcun altro, probabilmente amici e dopo aver salutato le mie amiche spagnole sono uscita anche io. Alan era parecchio più avanti di me e camminava molto svelto. L’ultimo ricordo che ho di lui è la sua figura che lentamente si confondeva con il buio di Kilburn High Road per poi sparire completamente, forse in una via secondaria o in una macchina. Sono arrivata alla fermata della metropolitana con un segreto desiderio di trovarlo lì, ma purtroppo non è stato così. Il treno è arrivato e mi ha definitivamente portato via da quel luogo che mi ha permesso di incrociare un attimo della mia esistenza con la sua. |
(Thanks to Ana) |
Tornata in albergo, ovviamente, non ho mangiato, neanche se sapevo di avere lo stomaco vuoto da mezzogiorno, ma non avevo per niente fame. E naturalmente non ho chiuso occhio.
Il giorno dopo sono salita su un aereo che mi ha portato di nuovo distante da lui chilometri e chilometri…e so quante persone trovano esagerato il fatto che per me sia stato il giorno più importante della mia vita, ma è solo la verità. Potrò vivere dieci volte ogni singolo giorno che rimane della mia esistenza, ma non sarò mai in grado di dimenticare questo. |
Alessandra (Hermy)