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RESOCONTI

 

 
 
Elisa
 

 

 


13-12-2004

Stars Shine for Autism
Concerto Londra

 

Che titolo ho scelto, della serie la fantasia si spreca, comunque ho
letto quanto ha scritto Ida e mi sono sentita terribilmente in colpa,
quindi vi voglio offrire il mio modesto contributo.

Parola d'ordine:
"ma tu sei matta come quattro cavalli imbizzarriti!"

Ho scritto tutto in un'ora, quindi vi chiedo perdono per gli errori
di ortografia e per la grammatica dell'ultimo minuto. Spero che anche
questo arricchisca il già esauriente racconto.

Una serata come quella, è come un libro, ciascuno assapora le proprie
emozioni, sensazioni, quindi anche lo stesso episodio, che un occhio
oggettivo incasella lì, nella mente, senza troppi sforzi, assume
connotazioni speciali, uniche per ciascun individuo. Questa premessa
per dirvi che quello che leggerete sarà come un altro film, in parte
sovrapponible, per altri versi, completamente difforme, difforme
appunto, non diverso.
Non vi faccio nuovamente la descrizione della sala, della maggioranza
delle "babbione" presenti e della disposizione dei posti, credo che
ormai la sappiate a memoria. Mi piace ricordare che, appena arrivati,
siamo andati a cercare Natalie, grazie alla quale eravamo là,
spiaccicate in seconda file, proprio dietro all'uomo delle nostre
brame.
Con qualche difficoltà di comprensione e di orientamento, trovo una
ragazza che si offre di scortarmi da Natalie, non capisce sulla prima
che sono italiana (mi chiedo cosa le passasse per la testa), anzi, mi
domanda se sono una volontaria dell'associazione incaricata del
ricevimento degli ospiti?!, poi, con un gesto repentino mi fa cenno
di seguirla per una lunga scala a chiocciola in pietra, mi volto,
preoccupata, di perdere per strada la "compagnia".
Lei non desiste, sale come un fulmine, per fortuna scorgo dietro a me
Ida, che mi ha seguito meticolosa, e con lei tutte le altre/altri.
Raggiungiamo Natalie, una ragazza molto giovane (si era già intuito
dalla voce e dal tenore delle mail), minuta, bionda, con un naso
pronunciato, nel complesso carina ed affabile. Dopo un primo attimo
di smarrimento generale (la lingua come al solito frena i nostri
migliori propositi), Raffaella le spiega che le abbiamo portato dei
dolci dall'Italia e che la ringraziamo per quello che ha fatto. Ci
ringrazia calorosamente e prende la busta, poi ci saluta
frettolosamente, dicendoci che il lavoro la chiama. Per un fuggevole
attimo scambio con lei qualche parola di rito, le faccio vedere quale
è mio marito ed in conclusione mi fa un augurio per l'incontro con
l'Omino (l'ha capito anche lei come stanno le cose, dopo le mail di
Ida, le mie…anzi, successivamente ha voluto sapere come era andato il
dialogo).
Accanto a me c'era Marzia, si tratta della prima volta che ho
l'opportunità di conoscerla dal vivo, mi fa un'impressione
positivissima, oltre ad essere una bellissima ragazza,
particolarissima in quel bustino nero (che mi piacerebbe tanto
potermi mettere), è di una dolcezza inimmaginabile e di una timidezza
impensata. Sul lato sinistro uno spazio vuoto mi separa da Leonardo
(che ancora non ha capito cosa ci siamo venuti a fare), e dalla
coppia, mai ferma, Carlo Rossana.
Scatto alcune foto, ma l'irreprensibile Alessandra mi richiama
all'ordine – Guarda che non si può! – ma se non le faccio adesso, che
non è iniziato, quando potrò? Mai più, dopo. Entra il coro,
l'atmosfera è coinvolgente, luci soffuse, probabile arrivo di Alan,
tutto perfetto, tranne la presenza di altre 500 persone…
Come tutte ho il torcicollo verso destra, lo vedo arrivare dalla
penombra (rapido colpo di gomito al braccio di Marzia, che ricambia
con sguardo sognante), mancava solo lui (ed un altro tizio che doveva
essere davanti a me e che invece, bontà sua, se ne è rimasto a casa,
lasciandomi la visuale libera), l'effetto che mi fa è totalmente
diverso da quello di Ida. Nella mia mente, c'era il terrore di
rimanere delusa (dico dall'aspetto esteriore), di vedere un attore
decrepito, diverso dalle immagini patinate dei giornali, invece,
caspita, è proprio affascinate, non carino, ma stimolante (dei sogni,
intendo).
Pian, piano si avvicina al suo posto, è più magro dello Snape di HP3,
capelli meno gialli della foto di Vogue, naso spettacolare. Non mi
sembra grigio, anzi, semplice, in un completo grigio non troppo
formale, spettinato al punto giusto. Da quel momento i miei occhi
hanno seguito i suoi movimenti, mentre la voce tentava di partecipare
a qualche canzone (seguendo le parole dal programma).
La mia visuale era diversa, non vedo le mani, ma il profilo e le
gambe/scarpe (sono caduta proprio in basso), non ricordo con
precisione tutti quei gesti (ma come diavolo fai?), ma credetemi, non
mi perdo un movimento. Quando si sistema i capelli, quando chiude gli
occhi come se fosse davanti alla Tv ed al più noioso dei programmi,
quando beve, quando viene coperto da quell'odioso fiore viola della
vicina (ma come diavolo si fa a mettersi "un aggeggio" simile?).
Incrocio lo sguardo di Ida e quello di Carlo (che fa riprese a
raffica, nonostante le occhiatacce dalla bionda in prima fila), si
lanciano occhiate che solo loro capiscono, mentre Rossana mangia,
parla, si scruta in giro.
Il fatto che Alan sia l'ultimo a leggere ci dà un po' di respiro, ma
nello stesso tempo mi fa ascoltare distrattamente gli altri lettori
(complice anche il fatto che l'inglese non è proprio il mio forte),
la sala ride, anche platealmente, mentre lui rimane piuttosto sulle
sue (ma credo che la scusante della lingua non valga per lui). La
tipa bionda in prima fila era proprio davanti a me, quando arriva il
Suo momento, si agita, scalpita, dice alla vicina che AR non si è
alzato, fa cenno un po' a tutti per attirare la sua attenzione…..beh
come va a finire lo ha già detto Ida.
Lui aspetta la fine del coro poi si alza, e qui nuovamente le
versioni divergono, a me ha fatto impressione quello scatto morbido,
felino, insomma nella mia testa pensavo fosse una prerogativa della
recitazione vera e propria, invece, lo ha fatto anche in quel caso,
si tratta pur sempre di un'apparizione pubblica, certo, non era
davanti al camino a leggere un libro, ma sembrava che fosse entrato
in scena.
Ho definito, in aereo, mentre stavano tornando a casa, quella
camminata come effeminata, direi che le porte dell'inferno mi si sono
aperte davanti, ho scatenato un putiferio di commenti, sensazioni
(non è necessario dirvi che nessuno la pensava come me). Ma questo è
stato il primo effetto, boh, non so come dire, non è che penso che
sia effeminato, anzi, i pensieri che mi vengono in mente vanno
proprio in tutta un'altra direzione (chi legge un po' del mio Snape
avrà visto che questi dubbi proprio non lo sfiorano), fisicamente lo
considero un uomo con la U maiuscola, magari nel privato potrà essere
un po' freddino, rompi, oppure passionale ed affettuoso, questo certo
non lo saprò mai, ma come impatto sui sensi, credo non abbia pari.
Insomma, per farla breve, vedere quell'andatura vellutata mi ha fatto
un po' impressione, ma positiva, altro che, si è posizionato al
leggio facendo ruotare il corpo sulla gamba, così, con una
naturalezza…se ci fossi stata io avrei sicuramente tirato in terra
fogli, leggio, filo del microfono…che dire, bravo e piacevole alla
vista.
Sorvolo nuovamente sui gesti, che non ricordo proprio con tutta
quella perizia, ma la voce, quella no, non può essere saltata.
Proprio come l'ho sentita, migliaia di volte, in cd, in dvd, in tv,
insomma in tutte le versioni, meno che dal vivo. Quanto di più
accattivante ci sia, un dono, che pochi hanno il beneficio di avere o
di riuscire ad acquisire. Sulle parole che pronuncia, questa volta
sono più attenta, ma anche qui, ahimè, mi perdo qualcosa, ma il senso
è terribilmente chiaro, colgo anche qualche sfumatura, agevolata
dalla sua perfetta pronuncia. Quasi a metà, suona un cellulare,
alcune file indietro un tizio ha lasciato acceso il telefono, credo
che non riesca a trovarlo o a spegnerlo, così gli squilli si fanno
molteplici, il silenzio si fa brusio, ma lui imperterrito continua,
si tratta di pochi secondi, ma credo che abbia comunque accusato il
colpo. Per un breve attimo alza la sguardo a cercare il colpevole,
indugia su una parola, ma di seguito, recupera la concentrazione.
Finisce tutto di colpo, troppo breve, non so cosa deve essere
poterselo gustare al teatro.
Si siede, poi finisce anche il coro.
Quando tutti vengono chiamati sul palco per gli applausi, si piazza
proprio davanti a noi, batte le mani a tutti, tranne fermarsi, quasi
timidamente al suo nome, non alza mai lo sguardo in una direzione
precisa, ma credo sia ben conscio di avere da ogni lato donne che lo
scrutano, che fanno congetture sul suo vestito o sui suoi movimenti.
Ogni movimento è come già visto, il sorriso di Brandon, il battito
delle mani di Snape, il movimento delle gambe di "In demand", è come
se ciascun personaggio facesse un po' parte del suo modo di essere,
di una gestualità acquisita con il tempo, che gli è rimasta ancorata
addosso.
Leonardo ha notato che le scarpe non erano pulite (boh?), non direi,
piuttosto, non lucidate per un impegno mondano, i capelli erano forse
un po' lunghi sul dietro, però, dopo un lungo esame, mi sono dovuta
ricredere sul fatto del tinto, quelle striature marroni sono meno
evidenti dal vivo e iniziano dall'attaccatura del capelli, quindi mi
risulta un po' oscuro il motivo per cui se le sarebbe dovute fare…
visto che perdurano nello stesso stato da mesi…un uomo con i capelli
tinti (esclusa l'attività di scena) non mi piacerebbe proprio.
Finito il Concerto c'è stato l'assalto delle fans, ho perso subito di
vista Raffaella, Ida e le altre, avevo in mano due pacchi, la
macchina fotografica, il cappotto, inoltre una serie di "babbione" mi
ha chiuso l'uscita dalla fila di sedie, quindi sono rimasta bloccata
per abbondanti dieci minuti, in seconda fila, seduta come un'idiota.
Ho seguito l'assalto delle donne inglesi che gli hanno portato
cioccolatini, regali, biglietti e con le quali ha scambiato anche
qualche frase. Lo hanno catturato per le foto di rito e in questo
momento Carlo e Leonardo si sono lanciati sul palco per fare le loro,
lui non sembrava troppo convinto, ma alla fine si è sciolto, magari
aveva paura che fossimo di qualche giornale scandalistico!!! Ho
scrutato nuovamente, alcune persone le conosceva già, magari erano
fans di vecchia data, indubbiamente tutte donne, con le quali non mi
sembrava troppo dispiaciuto dal rimanere. Ho fatto cenno a Leonardo
ed alle altre di venirmi ad aiutare, ma tutti erano troppo presi,
quindi che dire, ho sofferto lì, ad un metro senza dirgli un niente,
cercando di evitare anche di incrociare lo sguardo. Probabilmente ero
proprio nel mezzo alle inquadrature dei fotografici ufficiali (nel
senso che rompevo), tanto che l'assistente mi ha fatto cenno e mi ha
detto, (inutile dire che in questo caso ho fatto la finta tonta
apposta) di scansarmi, ma, chiaramente, una foca di 200 kg sarebbe
stata meno goffa, mi è caduto il programma, la borsa, ho dato una
ginocchiata alla sedia, ho soffocato il grido di dolore…è nonostante
tutto non sono riuscita a spostarmi di un centimetro…allora un uomo
(giovane, non so se lo stesso cui si riferiva Ida), mi ha dato una
mano a raccogliere tutte le cose, le ha sistemate nuovamente sulla
sedia, e vedendo che ero un po' basita dalle sue domande, credo abbia
concluso che non ero troppo inglese. Per quello che il mio stato
d'animo mi ha permesso di elaborare, credo che Mr Rickman abbia
sorriso di questo goffo siparietto, ho scorto un espressione tra i
divertito ed il pietoso, dipinta per un attimo sulle sue labbra.
Comunque sta di fatto che ha fatto cenno al fotografo che si sarebbe
spostato lui, che non era un problema. Come primo impatto una
figurona.
Quando sono riuscita a raggiungere le altre, mi hanno detto che
stavano aspettando, che non dovevamo disturbarlo, quindi mi sono
unita a loro, ma non sono passati che poche secondi che lui era già
sparito dall'uscita laterale. Leonardo e Carlo ci hanno preso in giro
fino alla morte, io, sempre coi i pacchi in mano (due bottiglie, 3
libri pesantissimi), ero disperata, sia per lo smacco, sia per il
pensiero di dovermi riportare appresso qual peso per tutta la sera,
tanto che avevo già iniziato ad affliggere Raffaella sul da farsi.
Siamo mestamente rientrate dentro, scese in quella specie di cripta,
l'urlo – E' qui – ci ha riportato alla realtà, caspita, non eravamo
quasi in punto di morte e lui stava lì, bello, bello a chiacchierare….
Da allora non lo abbiamo più mollato, accerchiato come il nemico in
guerra. Quando il tizio lo ha liberato con la scusa della foto, Ida
si è lanciata, bravissima e scaltra (Leonardo si era offerto in ogni
caso per distrarre la tizia accanto a lui, con complimenti, lusinghe,
il massimo, considerando che non parla una parola d'inglese e che non
sapessimo chi fosse…).
Ho seguito il suo intervento, perché ero ancora lucida, la firma
degli autografi, l'espressione alla foto della Forla, il suo disagio
iniziale ed il sorrisino finale, l'exploit di Rossana, Ida è stata
prontissima, non deve essere stato facile gestire tutti i fogli, le
emozioni, la lingua diversa, insomma, è stata degna delle
sue "eroine" letterarie.
Qui mi ripeto un po', ma quando lei ha finito gli autografi, mi sono
sentita spingere in avanti, in realtà non ricordo troppo come siano
andate le cose, qualcuno mi ha detto di dargli la busta, boh, direi
che senza sapere come, mi sono trovata faccia a faccia, o meglio
faccia a torace, visto i miei innumerevoli centimetri in meno.
Concordo sul fatto che sia un uomo alto ed imponente, io sono
piccolina davvero, quindi ho accusato un po' il fatto (30 centimetri
sono davvero tanti).
Gli ho scaricato in mano il bustone, lui mi ha detto che si trattava
di una busta grande e pesante (che scoperta, me la "spupazzavo" da
tutta le sera..), ma ho cercato di rispondergli qualcosa del tipo –
Un piccolo pensiero dall'Italia, per un grande attore – mi ha
ringraziato, mi ha detto la solita frase che ama l'Italia e gli
Italiani (ma forse più il cibo, questo lo dico io), caspita, non sono
riuscita a guardarlo neanche un attimo, niente, niente di niente,
però sul fatto dell'odore, non mi ha colpito in modo particolare.
Sicura del fatto che non avrei trovato il coraggio di chiederglielo,
non mi ero portata troppi fogli da far autografare, due semplici
biglietti bianco ocra , tra l'altro acquistati a Londra un bel po' di
anni fa. Gli ho proposto il primo, dicendogli che era per me, stessa
storia, mi ha chiesto il nome, lo ha scritto, ha indugiato sulla S
(credo che pensasse ad una Z), poi mi ha domandato se aveva scritto
correttamente, con un filo di voce ho detto di Sì, francamente
capendo un po' poco nella sua calligrafia (molto bella, ma un po'
contorta). Probabilmente avrà pensato che non conosco neanche il mio
nome.
Ha preso anche il secondo biglietto e mi ha chiesto che nome doveva
metterci, a dire la verità non mi ero preparata niente, però non
potevo mica dirgli – Boh, questo era di riserva - quindi su due
piedi mi è venuta in mente la signora americana con la quale mi
scrivo da un po', quindi gli ho risposto – Susan – inutile dire che
questo lo ha scritto a colpo. Gli ho farfugliato che lei non stava
bene (in un inglese da 1-2 elementare), che era all'ospedale e che lo
seguiva da moltissimo tempo. Credo mi abbia risposto di farle gli
auguri di una pronta guarigione. Inutile dirvi che quando lei lo ha
ricevuto ha fatto salti di gioia, ed è rimasta piacevolmente sorpresa
dell'augurio (che caspita un dottore lo è stato pure lui).
Poi, presa dall'imbarazzo, non sapendo più che dire, ho allungato la
mano per salutarlo, così tanto per avere un ricordo anche "fisico"
dell'evento. Mi ha dato la sua, con una stretta abbastanza prolungata
e delicata Sono riuscita solo a dirgli che era stato un piacere
conoscerlo. La mano mi è sembrata molto morbida, di chi non fa lavori
manuali (nessuna battuta), leggera, abbastanza grande (ma io ho le
mani da nano, quindi..), levigata e calda, molto più della mia, quasi
gelata.
Tutto si è consumato in 2-3 minuti (di follia), del dopo ricordo
ancora meno, ho comunque "appioppato" il programma in mano a Leonardo
e gli ho detto – Dai, visto che ci sei, fatti fare un autografo –
almeno non pensava che eravamo tutte donne, ma come una cretina non
sono riuscita a fare neanche una foto. Comunque anche il suo nome è
scritto bene, quindi anche gli uomini gli chiedono l'autografo
(Leonardo non sarebbe stato in grado di fare lo spelling)…..sarà un
bene?
La tizia lo voleva portare via, ma che lui ha resistito per qualche
altro minuto. A me è parso dicesse qualcosa del tipo – Sto firmando
autografi. – con tono deciso, come per ribadire di aspettare, ma non
sono troppo convinta.
Ha riconosciuto Raffaella, quando le ha fatto l'autografo è andato
giù convinto, forse avrà pensato – Ma che pazze mi ha portato
stavolta? –
Dopo che è stato trascinato dalle babbione, credevo fosse perso
definitivamente, invece, caspita, te lo vedo riapparire fugacemente,
per riconquistare l'uscita. Io ero rintanata in un angolino nel
tentativo di ritrovare la ragione, davanti a me ricordo Elena e
Leonardo, Lui è passato e ha ringraziato in italiano - Mille grazie -
, si è soffermato leggermente, ha fatto un leggero gesto della mano,
si è fatto fare un'ultima foto ed è fuggito via.
Che dire, poi, non siamo riusciti a mangiare niente a quello pseudo
rinfresco, l'unico era Leonardo, che, in assenza di totale emozione,
aveva tentato di bere e mangiare (non vi dico i commenti).
E' tornata anche Natalie a salutarci e ringraziarci nuovamente,
lasciandoci in omaggio una confezione di sapone e prodotti per la
pelle (magari stiamo invecchiando e ne abbiamo bisogno), poi, siamo
scappati fuori, su due taxi, a mangiare e raccontarci tutto.

Un ultimo pensiero, questo incontro è stato spettacolare, la
compagnia splendida ha fatto il resto, ma vedere dal vivo colui di
cui tanto parliamo, mi ha fatto scattare uno strano meccanismo.
Prima, Snape (il personaggio del film) era al centro dei miei
pensieri, adesso ho come un blocco, mi riesce difficile figurarmelo
con quei lunghi capelli neri, ho difficoltà anche a scrivere due
misere righe che lo riguardano (prima invece i pensieri uscivano come
lanciati, un fiume di immaginazione, di….di tante cose) , non so, ma
mi torna difficile sovrapporli (dopo tutto quello che avevamo detto è
avvenuto il processo inverso, Snape è Snape, Alan è Alan), come se si
fossero indissolubilmente separati…che dire, sarà il primo stadio
della follia?


Sempre vostra Elisa


Seconda parola d'ordine
"ma tu sei matta come 2X2= quattro cavalli imbizzarriti!"



                                                                                                                         Elisa (Elisa Mirtilla)