Ecco la telecronaca della serata, da tre punti di vista differenti...
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il pomeriggio prima del fatidico incontro...
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ELI
E' vero, mi conosco, ho i miei tempi. Anche perché ammettiamolo, un minimo di preparazione spirituale è necessaria prima di un incontro importante, giusto? E siccome erano quasi due anni che non lo incontravo, ho deciso di non seguire la Bia e la Ele nel loro coraggioso percorso d'ispezione per Manchester (non proprio tutta la città, diciamo al massimo 500 metri, ma lastricati d'oro per ogni Rickmaniaca!) e di ritirarmi in ascetico silenzio nella mia camera d'albergo.
Dopo numerose disavventure, delle quali mi vergogno profondamente e che quindi sorvolerò,e dopo circa due ore di preparativi, guardandomi con attenzione allo specchio ho concluso che difficilmente avrei potuto fare di peggio. XD
Ma ormai poco importava. La Ele e la Bia erano pronte e in allerta, era tempo di uscire. La Bridgewater Hall ci aveva riservato tre posticini per quella serata, e non è educato arrivare in ritardo ad un appuntamento, giusto?
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ELE
Eccoci a Manchester, ci siamo sistemate da qualche ora nelle stanze d'albergo che abbiamo trovato di nostro gradimento, abbiamo pranzato con un veloce spuntino e adesso io e Bia abbiamo deciso di fare l'indispensabile, solito giro di ricognizione per scovare il Bridgewater Hall, cioè il teatro in cui si svolgerà lo spettacolo per cui siamo lì! Che emozioooone: ormai l'evento si sta per concretizzare e l'ansia naturalmente cresce: fino a quel momento ho vissuto l'attesa abbastanza tranquillamente, perchè non mi sto ancora rendendo conto che fra poche ore vedrò l'Omino. Ma, mano a mano che il tempo passa e prendo coscienza di quello che ci sta aspettando, ogni tanto sento un inquitante sfarfallio nello stomaco che mi avverte che ormai siamo a Manchester e quindi pericolosamente vicine all'obiettivo! |
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Eli preferisce rimanere in ritiro spirituale nella propria stanza. Io e il Bione invece, come detto prima, ci avventuriamo per le strade della città dirette verso il centro. Fuori c'è una bora da far paura e nuvole nere minacciose che corrono nel cielo: ci guardiamo in faccia mentre i nostri capelli svolazzano disperatamente, strapuzzati dal vento impietoso e senza dirci nulla leggiamo però l'una negli occhi dell'altra lo stesso pensiero, cioè che per sera il tornado si calmi e non diluvi altrimenti... "ciao" speranza di incontrarlo dopo lo spettacolo, fuori dal back stage!!
A un quarto d'ora circa a piedi dal nostro albergo, arriviamo senza problemi al teatro. Manchester è carina, fatta di palazzi in stile vittoriano e il Bridgewater contrasta un po' con la tenenza architettonica della città, ergendosi abbastanza imponente con le sue linee essenziali e moderne.
Io e Bia ci aggiriamo come due faine scrutando all'interno attraverso le vetrate dell'ingresso. Il Bione c'ha pure gli occhiali scuri da agente speciale e in effetti potremmo sembrare due terroriste in perlustrazione: infatti esce subito un custode che ci chiede gentilmente se abbiamo bisogno di qualcosa...beccate! Ovviamente non riveliamo le nostre identità di rickmaniache in caccia e ci allontaniamo con un sorrisino ebete sperando di aver tranquillizzato il custode.
Facciamo il giro del teatro e arriviamo sul retro: eccola!! L'entrata artisti e quindi... sarà anche l'uscita!!
(Fiuuuu, ennesimo sfarfallio nello stomaco, decisamente più violento)
Una sciura seduta sul muretto lì accanto che aspetta l'autobus ci guarda con sospetto...evidentemente abbiamo sempre più l'aria di due malintenzionate, a maggior ragione con i chiari di luna che ci sono in Inghilterra in quei giorni!
Così decidiamo di non fermarci ad aspettare che "magari... sai com'è... l'omino sicuramente entrerà di qui...quasi quasi se ci piazziamo qui prima o poi ci passa davanti..."
La nostra razionalità finalmente riprende il sopravvento, complice anche un vento decisamente freddo e sempre più rabbioso, così ci stacchiamo dal teatro e ci avviamo verso il centro. |
Passiamo davanti ad un hotel lussuoso e dal momento che è vicino al teatro ci viene in mente che ILLO potrebbe essersi accomodato lì dentro così ripassiamo una seconda volta e una terza, naturalmente con la solita aria da faine e gli occhialoni scuri della Bia. Un portiere e una inserviente dell'hotel ci guardano male. Ci allontaniamo senza aver rilevato tracce importanti, prima che il portiere decida di chiamare la polizia!
Il centro di Manchester è davvero delizioso: passeggiamo un po' per l'isola pedonale, tempo di scattare qualche foto e ci accorgiamo che è ora di rientrare per iniziare a prepararsi: l'emozione cresce di minuto in minuto!
Sulla via del ritorno ripassiamo quasi davanti al Bridgewater Hall e io, ispirata dalla visione della costruzione che fra poco ci offrirà l'eccezionale evento, esclamo "eccolo!" e a Bia viene immediatamente un ictus, pensando che io abbia visto il Rickman e lo stia indicando (seeeee e vi pare che sarei stata così tranquilla?) Si paralizza in mezzo alla strada e inizia a farneticare "Dove, dov'è, come, chi, cosa..." Finalmente capisco l'equivoco, mi metto a ridere e le tiro un paio di colpetti per farla tornare in sè: "Bione, cacchio, ma ti pare che se lo avessi visto sarei rimasta qui così pacifica senza una mezza crisi isterica?"
"Acc... mi hai fatto venire un colpo @mannaggiaatte...!!!#ç//W#[pork=@..."
Mi tranquillizzo subito: la Bia è tornata in sè!
Rientriamo in albergo dove troviamo la Eli in stato di "pre crisi nervosa da evento prossimo": mancano solo tre ore e diamo il via ai preparativi, l'Omino è sempre più vicino... argh! |
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BIA
Nonostante l’odissea del viaggio fino a Londra, arriviamo a Manchester (grazie ad un comodissimo pendolino) in forma e completamente galvanizzate. Riusciamo a trovare l’albergo abbastanza facilmente e, dopo esserci sistemate e rifocillate, decidiamo di fare un giretto perlustrativo in città e soprattutto di andare a scovare il teatro. Per la precisione, io e Ele andiamo a perlustrare, Eli resta in camera a ricaricarsi per la serata. |
| Anche il teatro risulta essere molto vicino all’albergo: in 15 minuti di camminata tranquilla ci si arriva. E’ una struttura in vetro abbastanza imponente, vicino ad un’altra in vetro e cemento ancora più mastodontica (Central Manchester). Ovviamente il teatro era chiuso ma a noi interessava trovare lo stage door e così abbiamo percorso, con aria sospetta e cospiratoria, il perimetro del teatro. Quando cominciavamo a nutrire qualche dubbio (il teatro è bello lungo e grande:2200 posti totali) abbiamo notato un camion, su cui era scritto il nome dell’orchestra, parcheggiato in prossimità di una porta: la direzione era buona. Ero un po’ titubante perché il parcheggio era delimitato da una sbarra, ma la Ele marcia decisa oltre e..TADAAAAM: una bella scritta di almeno un metro campeggiava sopra una porta a vetri. Avevamo trovato l’Artists Entrance. Ricognizione riuscita ^_^. |
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Visto che erano quasi le quattro, e lo spettacolo iniziava alle sette e mezzo, eravamo tentate di rimanere lì incollate per vedere se l’Omino sarebbe venuto un po’ prima ma, dato il vento di tramontana che tirava, ci avrebbe trovato ridotte in stato di ghiacciolo e, quindi, abbiamo trovato più salutare fare una passeggiata nei dintorni e godere delle attrazioni della città. Tra l’altro, poco distante dal teatro, c’era un colossale albergo in stile vittoriano dall’aria molto elegante e, così, butto fuori l’ipotesi che Alan soggiorni proprio là dentro: nel giro di un’ora, passiamo attorno a quell’albergo almeno 4 volte (del tutto casualmente neh!). E proprio sulla via del ritorno verso il nostro hotel, passando per l’ennesima volta davanti a quel palazzo, succede una cosa abbastanza buffa. Ele gira la testa e dice tranquilla (e questo avrebbe dovuto insospettirmi) “Eccolo!”. Nel sentirla, io mi sento mancare un paio di battiti, mi blocco come un cane da punta e comincio a girare la testa in maniera frenetica “DOVE! COME, DOVE, CHI!!”. La Ele credeva mi stesse venendo una crisi epilettica, ma finalmente capisce il fraintendimento, mi scuote per il braccio “ Ma no!!! Il teatro!” e mi indica la costruzione che fa capolino dal fondo della strada, mentre io avevo pensato…beh s’è capito a chi avevo pensato (maledette particelle pronominali neutre!). Ovviamente la Ele è stata apostrofata in maniera molto poco educata ^_^. Torniamo in hotel a prepararci, sghignazzando per crollo della mie tanto vantate calma e saggezza (inizio della china verso il totale rimbambimento durante la serata ;pp)
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la serata dello spettacolo...
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BIA
Nonostante i buoni propositi, arriviamo in teatro non prima di dieci minuti dall’inizio (le scarpe eleganti rallentano la falcata). Ci era venuto il dubbio di esserci messe un po’ troppo in tiro (almeno per i canoni estetici inglesi) e infatti dominava lo stile casual (con qualche scivolamento verso il grottesco: ho visto anche infradito di plastica stile spiaggia ai piedi di una ragazza O_O). Arriviamo piuttosto affannate ma il foyer e il bar sono ancora strapieni e, dopo aver individuato qualche faccia familiare del web, ci avviamo ai nostri posti. Ottima postazione, dodicesima fila, permette di vedere tutta l’orchestra e punta direttamente in direzione di una sedia vuota sul palco che si scoprirà essere quella dell’Omino. A dire il vero il teatro è mezzo vuoto: la balconata è quasi vuota e in platea, perfino davanti a noi, ci sono dei posti vuoti. A un certo punto, a dispetto dal clima fiducioso che ci ha accompagnato per tutto il viaggio, veniamo colti da un dubbio: non è che l’Omino resterà nascosto nella cabina di regia e ci delizierà solo con la sua voce? Momento di panico, ma poi la razionalità si ribella: hanno Alan Rickman e lo vanno ad imboscare in una buia cabina coi vetri oscurati! NAAAA! Però ogni tanto un occhio dietro le nostre spalle lo buttiamo (ma becchiamo solo il regista che va avanti e indietro). |
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| Finalmente arrivano i cantanti e io inforco la macchina fotografica per beccare la sua entrata dietro di loro: naturalmente lui entra dalla parte opposta. In due lunghissime falcate è al suo posto. Cerco di scattare qualche foto ma, disgraziatamente sono talmente agitata che vengono completamente fuori fuoco (e nonostante i miei sforzi, tutte le foto della serata verranno completamente mosse: strano, quelle dei monumenti son venute bene, chissà come mai! ;pp). La prima cosa che notiamo tutte e commentiamo velocemente: com’è in forma!!. E’ vero che indossa un elegante completo nero (e il nero, si sa, sfina! ;p), ma il vestito gli scende perfettamente e tutti i bottoni sono allacciati (fino a quando si siederà, allora, come è normale, si slaccerà l’ultimo) e non tirano disperatamente. Semplicemente elegante, con il suo completo, la camicia bianca, la cravatte nera con striscia beige e lucide scarpe in tinta. Capelli molto ingrigiti (magari anche effetto delle luci) e decisamente lunghi sul collo (domanda spontanea: ma quanto gli crescono in fretta a quest’uomo i capelli?). Insomma, stava divinamente!! |
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| Si siede affianco ai cantanti, posti su una pedana nel mezzo del palco, ma noi (essendo poste su un lato della platea) abbiamo un ottima visione frontale dell’Omino e così non ci siamo perse neanche un suo gesto durante la serata. La maniera elegante con cui appoggia una mano al leggio e lascia l’altra in grembo; una gamba leggermente alzata perché appoggia il piede sulla predella del cantante; il furtivo gesto con cui si alza veloce e impercettibilmente dalla sedia per aggiustare i pantaloni che tirano; il modo in cui, durante un pezzo particolarmente dinamico, batte il tempo con il piede e trattiene a stento la testa dal fare lo stesso ^_^ |
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| Due parole sullo spettacolo: è un progetto piuttosto ambizioso (e non saprei direi quanto riuscito) che tenta di convertire le emozioni e gli eventi del romanzo in musica e canzoni. Tratto da “The Ground Beneath Her Feet” di Salman Rushdie. E’ la storia del conflittuale amore tra due cantanti pop – rock che si svolge tra l’India, l’Inghilterra e gli Usa. Il tutto raccontato da una persona (Alan), che si trova a fare contemporaneamente da narratore e coprotagonista (è il terzo nella storia d’amore dei due protagonisti), e da brevi filmati che scorrono dietro l’orchestra. Personalmente mi aspettavo solo qualche breve intervento dell’Omino e invece, dopo la prima introduzione musicale, la narrazione parte, sempre accompagnata dall’orchestra, e sarà il vero fulcro dello spettacolo. Non sono sicura che questa fosse l’intenzione ma ho avuto l’impressione (e, a giudicare dalle poche recensioni lette, non solo io) che il recitativo abbia giocato un ruolo superiore alle aspettative nello spettacolo e abbia finito per dominarlo. In particolare, se la sinergia tra musica e narrazione è stato qualcosa di sublime, le canzoni, che avrebbero dovuto evocare i sentimenti dei protagonisti, risultavano monotone e l’esecuzione era molto forzata (un tentativo piuttosto maldestro di fondere voci liriche con il rock). Inoltre, da un teatro deputato a rappresentazioni musicali, mi aspettavo una migliore acustica e strumentazione del suono: alcune volte ho avuto l’impressione che la musica non riuscisse ad accordarsi con la voce dei cantanti e che Alan si sforzasse per non fare coprire la propria.Nonostante questo, le quasi due ore dello spettacolo sono volate! |
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| Il narratore ha iniziato il racconto con una voce pacata e composta per poi accompagnarci nel gioco della sua voce che è andata mutando con l’ inimmaginabile evoluzione emotiva della storia. Abbiamo passato lo spettacolo completamente assorbite dalla narrazione e dalla recitazione dell’Omino (tranne nei momenti in cui, incredula sull’andamento della trama, mi giravo verso Eli, che era arrivata più avanti di me nella lettura del romanzo, per avere conferma di aver capito bene.) Si può dire che Alan abbia recitato per due perché a momenti lasciava il ruolodi narratore per vestire i panni di Rai, fotografo a amico dei protagonisti che ha un ruolo non indifferente nella loro storia. In questi momenti cambiava registro e dava il meglio di sé, assumendo toni ironici e divertiti oppure dolci e malinconici. Il modo in cui, a un certo punto, ha detto “Hot Jaaaaaazzz” (parola con cui doveva indicare un locale in cui si ritrovavano i protagonisti, ma forse anche metafora del modo in cui la coppia si amava): da far squagliare le ossa! Si può dare un significato emozionale ad una parola banale e a apparentemente stupida? Si, si può! Quando mimava lo scatto della macchina fotografica (che poi è l’occhio con cui Rai vede e vive veramente il mondo), Alan esprimeva ( a seconda dei momenti), rabbia, tristezza, amore…tutto con un banalissimo CLICK. E quando ha pronunciato le ultime frasi, con una voce mortalmente triste (perché naturalmente la storia era un drammone e finisce male) penso che siamo rimaste tutte con un groppo in gola. E ci siamo riprese solo grazie al fragoroso battimani, che ci ha dato modo di sfogare tutta la nostra emozione. Inutile dire che sono contenta come una pasqua di averlo visto recitare dal vivo. Il tempo di tre graziosi inchini con tanto di mani intrecciate e, con unica atletica falcata, l’Omino scavalca il podio del direttore ed è fuori dal palco (poi è stato opportunamente richiamato dall’applauso della folla). |
| Dopo la rituale chiamata alla ribalta (per lo più rivolta solo a lui), se ne va e noi cominciamo a uscire col cuore che ci batte all’impazzata. Non abbiamo dubbi sulla possibilità di vederlo da vicino e questa certezza mi fa letteralmente tremare le gambe. Anzi, chiedo alle mie amiche, di darmi un minuto per calmarmi, prima di uscire: troppo forte è l’emozione per averlo visto sul palco e troppo grande l’aspettativa di poterlo incontrare. Onestamente, credo che se non mi fossi presa quell’attimo per ricompormi, sarei svenuta prima ancora di vederlo ^_^. Comunque dovevamo essere tutte nello stesso stato, perché non ero l’unica a rabbrividire vistosamente e, nonostante il vento, non poteva fare così freddo. Comunque, con passo malfermo, ci avviamo al già precedentemente individuato ingresso artisti. |
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ELE
Siamo di fronte alle vetrate del Bridgewater Hall e ci guardiamo attorno nervosamente mentre inizia ad entrare la gente: lo spettacolo è prossimo, tra pochi minuti vedremo Alan e siamo tre corde di violino!
Entriamo anche noi e ci accomodiamo ai nostri posti. L’interno del teatro è davvero suggestivo, come un enorme auditorium con un palco che ospita un’intera orchestra e si sviluppa in altezza: la platea dove ci troviamo conterrà 400/500 posti circa e ci sono altri quattro piani che offrono la stessa capienza.
Noi siamo qualche fila indietro rispetto al palco, ma il punto di vista è comunque ottimo.
La gente continua ad affluire e noi continuiamo a guardarci nervosamente attorno. Io intanto ne approfitto per osservare la disposizione dell’orchestra sul palco e il grosso video posto sopra di essa al centro. Ci sono due pedane con tanto di microfono e intuisco che potrebbero servire ai due cantanti che saranno protagonisti, assieme ad Alan, della performance.
Lo spettacolo/concerto è tratto da un’opera di Salman Rushdie e si intitola “The Ground Beneath Her Feet”.
Si tratta di una storia d’amore destinata a finire tragicamente i cui personaggi, due giovani indiani che si innamorano e si inseguono per tutta la vita attraverso situazioni e perfino nazioni e continenti diversi, alla fine moriranno. Evviva l’allegria! Eli e Bia tra l’altro hanno avuto modo di leggere in anteprima il testo e mi fanno un breve riassunto della vicenda senza gran entusiasmo. Lo spettacolo inoltre sarà accompagnato, per tutta la sua durata, da brani di musica classica contemporanea della compositrice di origine russa Victoria Borisova Ollas: insomma, pare che ci siano tutti i presupposti per riuscire a farsi due palle enormi! J |
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Meno male che c’è l’Omino che ci risolleverà abbondantemente lo spirito e che, in tutto questo, interpreta la parte del narratore.
Ad un tratto, a due minuti dall’inizio, alla Eli a cui stanno schizzando i nervi per l’attesa, viene un dubbio malsano: “Oddio, io non vedo sedie o microfoni dove dovrebbe stare lui: se fa il narratore non è che rimane come voce fuori campo e noi non lo vediamo?” AAAGGHHH Panico: tutte e tre ci guardiamo in faccia inorridite al solo pensiero e ormai già rassegnate a questa terribile ipotesi!
Ma improvvisamente le nebbie del nord si diradano e tiriamo un sospirone di sollievo perchè parte un applauso e il nostro sguardo che si dirige su un unico punto registra immediatamente l’entrata degli artisti, o meglio, dell’unico oggetto del nostro interesse perché degli altri in quel momento non ce ne può fregare di meno: eccolo, è LUI!! SBAAAAAVVVVV E’ bellissimissimooooooo O________O con eleganza e con la sua falcata sinuosa compie il breve percorso che lo separa dal suo microfonino/postazione narratore (che non avevamo notato prima) e fa un inchino al pubblico prima di sedersi: Indossa un completo giacca/pantaloni scuro e la cravatta dello stesso colore. E’ in formissima, ha il capello leggermente più lungo rispetto alle ultime foto, teh pudge è sparita completamente, i bottoni della giacca sono miracolosamente allacciati entrambi, ed è… è…insomma, è stra figo e soprattutto noi riusciamo a vederlo bene perché ce l’abbiamo proprio di fronte!!! |
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Inizia lo spettacolo:il direttore d’orchestra prende posto sulla pedana, partono le immagini sul mega schermo con la musica che sottolinea magistralmente i passaggi della storia e la narrazione. La voce di Alan è altrettanta musica per le orecchie: profonda e setosa, dolce e struggente quando deve esserlo, dura e tagliente in altri momenti, o altrimenti anche piatta e indifferente, giocosa, leggera… insomma lui con quella voce può fare di tutto e anche in questo momento ne da ampia dimostrazione, sostenendo alla grande l’intreccio ora drammatico ora anche grottesco di una storia che, secondo me, se non ci fosse stato lui come narratore sarebbe stata davvero quasi impossibile da seguire con attenzione per due ore filate!! J
Alan muove le mani, gioca con i toni di voce, sovrasta con autorità il suono dell’orchestra. Naturalmente è impossibile staccargli gli occhi di dosso e mi diverto a guardarlo quando, tra una cantata e l’altra, attende il proprio turno di recitazione con le manine benedette incrociate in grembo e con il piedino con cui a volte batte il ritmo della musica accompagnandolo lievemente anche con la capoccetta.
Non guarda praticamente mai lo schermo su cui appaiono le immagini dei due attori che impersonano gli sfortunati amanti, tranne quando c’è una scena un po’ hard…eh eh eh…puerco! J
Le due ore di spettacolo volano incredibilmente (potere del Rickman) e si riaccendono le luci in platea. La gente applaude soprattutto a lui. Alan si inchina esce dalla quinta laterale sempre con quel suo delizioso passo lungo e morbido… aaaahhhhhh…. Una libidine: gli è bastata una delle sue falcate per superare di un balzo perfino il palco del direttore d’orchestra! Rientra una, due, tre volte sempre richiamato dall’applauso del pubblico. Io e la Eli invasate urlacchiamo al suo indirizzo e la Bia approfittando della poltroncina vuota davanti alla sua, posiziona la macchina digitale e scatta a raffica una serie di foto sublimi, come un cecchino implacabile.
La gente inizia a sfollare e noi ci guardiamo in faccia ancora, deglutendo sempre più nervosamente: ora ci tocca la parte più difficile! L’appostamento al back stage!! O_O |
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L’idea che fra pochi minuti potrò vederlo personalmente mi fa venire addosso un’agitazione tremenda e sento gelare progressivamente le mani e le ossa, mi do dell’imbecille ma vedo che anche per le mie compagne è lo stesso.
Usciamo dal teatro per raggiungerne il retro, seguendo la fila di gente che si sta avviando all’uscita artisti…maròòò, l’emozionissima e il vento freschino (che fortunatamente si è calmato molto rispetto a quel pomeriggio, così come il cielo si è aperto e non minaccia più pioggia) mi riducono ad un misero ammasso di ossicina gelate e tremebonde che si trascinano per miracolo fino al back stage, dove mi semi paralizzo con l'occhio fisso alla porta a vetri. La gente è tutta lì, saremo in una trentina e non ci sono solo donnine, ma anche uomini wow!
Ora dobbiamo solo aspettare… |
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| l'Incontro finale |
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BIA
Con passo incerto ci avviamo all’ingresso artisti. Il vento, che si era calmato prima dello spettacolo, comincia a farsi sentire e, anche se non è violento come nel pomeriggio, non posso fare a meno di tremare e di stringermi la giacca addosso. Anche le altre hanno la faccia di chi è affetto da un improvviso attacco di nausea, ma facciamo tutte le spavalde e lanciamo battute a raffica cariche di risatine nervose. I minuti passano con logorante lentezza, davanti all’uscita artisti ci saranno una trentina di persone tra uomini e donne. Un custode ci chiede di spostarci dallo spiazzo per far passare qualche macchina e, quindi, l’assembramento va facendosi sempre più compatto vicino alla porta. Non aspettiamo molto, ma durante l’attesa, anche se facciamo le spavalde, posso leggere la mia trepidazione negli occhi delle altre. Come leggo il sollievo ma anche il timore quando vediamo Rima varcare la fatidica soglia. Sollievo, perché è la conferma che “il nostro uomo” è ancora dentro; leggera preoccupazione perché, se è in compagnia, non è detto che voglia perdere tempo fuori. Come pure è una conferma il fatto che il custode ci chieda di metterci in fila. |
| Finalmente lo intravediamo oltre i vetri e cominciamo a trattenere il respiro: il tempo di scendere pochi gradini e sarà tra noi! Sembra molto calmo e rilassato: si è slacciato il colletto,leggermente allentato la cravatta e fa mostra di non accorgersi dell’assembramento di fan ma, appena sceso l’ultimo gradino, si volta verso di noi e ci saluta con un sorridente e compiaciuto “Hellooo!”. Con una gestualità che, a tutte e tre, in preda a collettiva visione fantozziana – cristologica, è sembrata stile messia che accoglie i fanciulli (anzi, credo di aver intravisto un accenno di aureola! XDD). Devo dire che da questo momento i miei ricordi diventano molto nebulosi, faccio fatica ad inquadrare l’ordine temporale dei fatti e a ricordare quello che fosse estraneo alla sua persona. Ci fosse stata anche la regina lì a fianco, credo che non me ne sarei accorta (a meno che non avesse provato a mettersi tra l’obiettivo della foto camera e l’Omino, e allora povera lei!). In effetti ho visto quasi tutto filtrato dal display della mia macchina nel vano tentativo di fargli qualche primo piano decente. Vano perché le mie foto sono venute carine ma, vagamente opache (maledetta fotocamera iper tecnologica che per fare una foto decente devi impostare almeno sei parametri!! La prossima volta uso una kodak usa e getta!), complice anche una mano ridotta a stato di budino tremolante. E in più, quel benedetto uomo muoveva continuamente la testa oppure qualche fan si buttava davanti, per cui sono più le foto che ho scartato perché c’era mezza faccia di quelle che ho conservato. |
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Anzi, a un certo punto, esasperata dall’ennesima testa estranea che si metteva davanti all’Omino, ho proprio espresso il mio disappunto a voce. E lui deve aver capito, se non le parole (credo che mi sia uscito un bel “Ma pork…!”: che donnina raffinata ;p) almeno lo stato d’animo, perché ha alzato la testa da quello che stava facendo (firmare autografi) e ha fissato per una dieci secondi verso l’obiettivo mio e di un’altra persona che, al mio fianco, era ugualmente intenta ad immortalarlo: potete biasimarmi se mi è tremata la mano? Dopo questa foto mi concedo un attimo di respiro (leggasi: devo riprendermi).Fino ad allora avevo concentrato la mia attenzione sullo studio della fisionomia del Rickman e ne avevo velocemente tratto alcune conclusioni: era visibilmente stanco (due ore ininterrotte sul palco non sono uno scherzo) ma, anche vagamente compiaciuto, almeno a giudicare dall’espressione distesa e dalla pazienza con cui accoglieva le richieste e ascoltava gli approcci delle fan. Dedicava a tutti una cortese attenzione e un leggero sorriso anche se, era molto accorto a non prolungare di molto il contatto visivo e l’attenzione dedicata ad una singola fan (cosa, tra l’altro, facilissima, visto che, non appena posava giù una penna, gliene veniva prontamente offerta un’altraJ). Ho vagamente intravisto Eli che si era già fatta fotografare vicino ad Alan che, come ho descritto, quella sera è stato uno zucchero. Unica eccezione, quando un tizio si presenta con delle foto grandi come lenzuoli, l’Omino gliene firma una ma, alla seconda identica che gli viene presentata, risponde “Ne hai già avuto uno” e passa oltre. Il tizio si ritira ma, mentre mi passa vicino, non posso fare a meno di sogghignare e pensare “Bye bye e-bayer” (anzi, mi sa che l’ho detto ;pp).
La Ele, nel frattempo, ha approfittato della esplicativa presenza della foto camera, ancora nelle sue mani, dopo aver scattato la foto ad Elisa, per esclamare con tono sgomentato “and we?”. Grazioso cenno d’assenso dell’oggetto dei nostri desideri e rapido scambio di ruoli tra Ele ed Eli. Elena è felicemente in posa, la Eli si appresta a scattare quando …PAFF! La macchina non dà più segni di vita! Allora, senza neanche pensarci, passo la mia macchina ad Eli :”Usa la mia!”. E la mia, decide, in quel preciso istante, di andare in stand by e, poiché me la sono fatta prestare, mi viene il panico e comincio a pestare bottoncini a caso! Ma non riprende vita. Nel frattempo la Ele sta diventando la maschera della disperazione. In qualche modo riusciamo a fare ritornare entrambi i congegni in funzione ma, l’Omino è stato già ghermito fuori dalla portata dei nostri obiettivi. ç_ç Intanto la fila, non si sa come, si è trasformata in accerchiamento e noi, che eravamo in cima, rischiamo di trovarci per ultime. La Eli riesce a fare, di straforo, una foto in cui appaiono sia Ele che l’Omino ma, ormai l’occasione è persa. Elena, comunque, è decisa a non tornare a casa senza almeno un ricordo decente della serata. Avevamo con noi una piccolo presente: una torta tradizionale alle nocciole prodotta in una rinomata pasticceria del cuneese (acquistata, su nostra richiesta, da Eli). Dopo aver attirato la sua attenzione con un educato “Mr Rickman?”, Ele porge ad Alan la busta del dolce aggiungendo: “ A little present for you from Italy”. L’Omino fa una faccia graziosissima, per un momento gli crolla la maschera di cortese neutralità ed esclama “Oooooh! Thank you!” esibendo un dolcissimo sorriso. Uno di quei sorrisi che manda i sistema neurali completamente in corto circuito ^_^ e infatti, Ele sembra essere completamente paralizzata mentre io e la Eli, continuiamo a bearci dell’espressione dell’Omino che, dopo aver lanciato uno sguardo nella busta e probabilmente aver intuito la natura del regalo, aggiunge, tra l’imbarazzato e il compiaciuto “Oh! That’s so nice!”. |
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| Oramai, la ressa è diminuita e io ed Eli ci guardiamo negli occhi e ci capiamo al volo (il mistero della telepatia rickmaniaca!). Eli afferra la mia macchina fotografica e accennando a me e all’apparecchio nelle sue mani si rivolge ad Alan con “Questa è l’ultima, lo prometto” ed io, dall’alto della mia imbecillità, aggiungo, con tanto di teatrale gesto, uno scherzoso “Lo giuro!”. L’Omino, che ormai non ha neanche più la forza di fare cenni di assenso, si mette direttamente in posa e io, dopo un veloce “thank you” mi avvicino a lui. Sarebbe più preciso, mi butto addosso alla sua spalla, praticamente così attaccata che il dorso della mia mano riesce a sentire la consistenza della stoffa del suo vestito (non quella della sua mano, dato che teneva le braccia conserte -_-). Normalmente non sono così “easy touching”, anzi, io sono quella che, la prima volta che l’ha visto, gli ha parlato da un metro di distanza. Ma quella sera, vedendo gente che, praticamente gli stava a un centimetro e una che, durante la foto, gli ha messo il braccio attorno alla spalla, mi sono detta “Ma proprio io che sono italiana devo mettermi a fare la contegnosa?”. Insomma, siamo o non siamo caldi ed espansivi latini? Beh, magari io non tanto ma, comunque, una volta presa la risoluzione mi sono avvicinata il più possibile a lui e credo che, se si fosse spostato all’improvviso, sarei finita stesa perché non mi sentivo molto le gambe. Ho fatto la mia foto con un espressione tra il gongolante e l’estremamente imbarazzato, cercando di trattenere una risatina cretina in stile Lavanda Brown (ne è venuta fuori una faccia che è stata ribattezzata, dalle mie perfide compagne di viaggio, Santa Maria Goretti in preda a visione mistica!). |
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Il piano d’azione che era schematizzato nella mia testa era: fare la foto, dire grazie e tendergli la mano per una educata stretta; riuscire eventualmente a dire due parole su come mi fossero piaciuti i suoi ultimi film. Un atteggiamento da persona matura, vero? Invece, appena ho sentito il click la prima cosa che ho fatto è stato girarmi verso la Eli e dire “Fatto? E’ venuta?”, quando mi sono ricordata del piano A, l’attenzione dell’Omino era stata già catturata da un’altra fan, Ana (un adorabile ragazza spagnola ma che, in quel momento, avrei strangolato con le mie mani!) che gli sottoponeva il suo zainetto nero da far autografare. E poiché io ero ancora li vicino e viaggio sempre attrezzata di carogna appollaiata sulla spalla, mi è uscito fuori un sardonico “ On the black?” (riferito al colore dello zainetto). Ma la ragazza era, in effetti, attrezzata perché ha tirato fuori un pennarello argentato e ha indicato “Here, Alan Rickman!” (Al che, ho dovuto tenere a bada la carogna, perché mi stava uscendo “Guarda che lo sa, come si chiama!”). Comunque il malumore mi è passato in fretta, primo perché Ana è un concentrato di simpatia, secondo perché alla fine avevo ottenuto un buon numero delle cose che desideravo (un bel po’ di foto dell’Omino; una con lui; riuscire a parlare in sua presenza senza svenire, balbettare ecc.). E anche se, alla fine, non gli ho detto nulla (a parto due frasette scemissime), devo dire che, con la scusa delle foto, gli sono stata attorno per un bel po’.
Dopo aver esaudito tutte le richieste delle fan, Alan si è voltato per riunirsi a Rima, che lo stava aspettando pazientemente e che aveva cominciato ad assumere una posa vagamente scocciata (sensazione che non ho avuto solo io), ma, prima di andarsene, si è girato ancora verso le fan rimaste e, con un ampio gesto di saluto, ci ha rivolto un ultimo “Bye bye, thank you!” (al che si è levato un coro di striduli “Bye bye!”).
Eravamo così elettrizzate e compiaciute che non ci è venuta neanche l’idea di seguirlo, visto che si era avviato a piedi.
Restiamo invece a chiacchierare con Ana e la sua amica Marta che sono venute direttamente in teatro con i loro trolley e devono ancora trovare il loro ostello. Passiamo piacevolmente insieme il tempo fin quasi a mezzanotte e ci lasciamo solo perché le poverine erano in viaggio dalla mattina e avevano bisogno di riposo. Naturalmente, unico argomento di conversazione della serata è stato (lo direste mai?) Alan, Alan e ancora Alan. E dopo che le spagnole ci hanno lasciato, lo abbiamo portato avanti da sole fin quasi alle due, quando ci siamo dette che qualche ora di sonno sarebbe stata consigliabile se volevamo prendere il treno quella mattina.^_^
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| ELE
Siamo sempre lì davanti all’uscita, semi congelate dall’emozione e dalla frescura serale. Dietro alle vetrate si intravedono delle persone: a me sembra di scorgerlo invano un migliaio di volte e tutte le volte mi salta il cuore in gola. Accanto a me Eli e Bia cercano di calmarsi armeggiando con le rispettive macchine fotografiche ma è tutto inutile, siamo agitatissime e la nostra ansia da attesa è alle stelle. Da segnalare che Eli ha con sé un pacco contenente una torta al cioccolato e nocciole tipica della sua zona, che abbiamo pensato di portargli come piccolo segno della nostra ammirazione e del nostro affetto. Sappiamo che la apprezzerà più di ogni altra cosa, il golosastro!!
Ad aspettarlo assieme a noi tra l'altro ci sono altre due donnine spagnole, Ana e Marta, che riconosciamo perchè abbiamo già visto alcune loro foto di quando avevano presenziato ad altri eventi ominici.
“Ma Rima non c’è?” chiede Bia ad un tratto, tanto per spezzare la tensione.
“Eccola!” risponde quasi subito la Eli guardandosi alle spalle e infatti subito dopo scorgo Rima Horton che passa disinvolta fra la gente in attesa e si dirige con passo sicuro verso l’entrata.
Notiamo come sia dimagrita pure lei: allora si sono messi a dieta tutti e due! Notiamo pure come la dieta abbia giovato all’Omino mentre purtroppo a lei un po’ meno. Rima infatti appare un po’ sciupata e tirata in viso.
All’improvviso un paio di addetti alla sicurezza, con tanto di auricolare, ci fanno segno di metterci giudiziosamente in fila e capiamo che il momento è arrivato! |
Il cuore mi fa un triplo carpiato: ECCOLO!! Lo vedo dietro alla vetrata… Oddio quant’è bello!!! Scende i gradini all’interno ed esce dalla porta a vetri allargando le braccia con un sorriso all’indirizzo della gente che lo aspetta mentre esclama un bel “Hallo!”… gli manca solo di aggiungere “Lasciate che i fans vengano a me!” e il quadro sarebbe completo.
Si avvicina alla prima donnina della fila, a cui credo sia venuta una paresi, mimando il gesto di voler iniziare a distribuire autografi e scatta il delirio: la fila si disintegra immediatamente e Alan viene accerchiato subito dalla gente che gli offre il programma da firmare, gli fa i complimenti lo chiama e gli chiede di posare in foto con lui.
Anche noi dopo il primo momento di catalessi ci riscuotiamo e ci avviciniamo coraggiosamente, mentre lui continua a firmare autografi e a ringraziare. Ora è praticamente davanti a noi!!!! Ho un principio di svenimento quando si ferma e aspetta che gli passi il programma da firmare: ho un attimo di panico perché dovrei spiegargli che non è l’autografo che voglio ma una foto con lui.
Allora la Eli mi precede e mi caccia fulmineamente in mano la sua macchina fotografica e la torta e gli chiede se può fare una foto con lui.
In quei momenti vi assicuro che il cervello è in pappa e sai anche che devi fare tutto alla velocità della luce altrimenti lui ti scappa, perciò prendo la macchina della Eli la quale si è messa in posa accanto ad Alan e scatto: è fatta! Alle mie spalle sento la Bia che sta scattando foto come un’indemoniata. |
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A quel punto lo guardo con aria supplichevole e gli chiedo “And we?” riferito a me e alla Bia.
Lui mi guarda ridacchiando e fa cenno di sì con la testa.
Non me lo faccio ripetere: ripasso prontamente torta e macchina fotografica alla Eli e faccio un balzo per mettermi vicino a lui. Siamo in posa e la Eli prende la mira… abbassa il dito sul pulsante e…NON SCATTA!! La Eli impreca a mezza voce e riprova, intanto io e l’Omino fermi come due pali della luce in posa…pronti e…NON SCATTA DI NUOVO!! Allora interviene in soccorso la Bia con la sua macchina fotografica, inquadra e…LA MALEDETTA SI SPEGNE….AAAAAARRRRGGGGGHHHHH…NIENTE FOTOOOOOO!!! A quel punto ci avrebbero già scolpiti nel marmo… perciò naturalmente lui abbandona la posa e si rimette a firmare autografi.
Ebbene sì, la malasorte mi ha colpito proprio nel momento più sbagliato (dannati aggeggi ad alta tecnologia, ditelo che vi siete coalizzati contro di me!!) quindi mi toccherà ancora aspettare un’altra occasione per avere anch’io questa benedetta foto con lui -___-
Ma non c’è tempo per stare a recriminare sull’occasione persa perchè il Rickman sta mettendo in atto la sua famosa tattica per tentare di guadagnare terreno in ritirata.
Bione nel frattempo è riuscita a far ripartire la sua macchina fotografica e a farsi fotografare con lui, mentre io mi ritrovo ancora con in mano la torta che dovremmo dargli assolutamente prima che ci sfili sotto al naso! Decido all’istante di accerchiarlo da dietro, tagliandogli la via di fuga.
La gente non lo molla e lo fotografa implacabilmente, tra l’altro abbiamo l’impressione che Rima sia un po’ seccata di doverlo aspettare ancora.
Riesco finalmente ad approfittare del momento in cui sta firmando l’ultimo autografo e lo avvicino: “ Excuse me Mr. Rickman” lui si volta e mi guarda incuriosito. Non so come, ma ho proseguito: “A little present from Italy for you” e gli allungo la torta.
A quel punto ricordo solo che lui ha inclinato la testa e ha sorriso rispondendo “Thank you!” poi, la nebulosa di Andromeda ha inghiottito tutti i miei neuroni, impedendomi di capire che cosa stesse succedendo subito dopo: Vi giuro che non ho sentito e visto più nulla, tanto che poi sono state Eli e Bia a raccontarmi come in seguito, dopo il thank you, avesse anche aggiunto con aria pandosissima una frase del tipo “Carino da parte vostra!” |
Ormai Alan, dopo aver soddisfatto la folla adorante, si sta allontanando nonostante la gente non vorrebbe lasciarlo andar via.
Si volta ancora e saluta tutti alzando una mano ed esclamando “bye bye”: io mi rendo conto di essere ancora impalata lì, dove due minuti prima gli ho dato la torta, frastornata ed emozionata. Alzo anch’io il braccio e lo saluto mentre lui si sta avviando veloce verso l’uscita, oltre la sbarra…Arrivederci a presto Alan, è tutto ciò che mi auguro e la prossima volta non ci saranno macchine digitali dispettose sul mio cammino! ;)
La sera sta calando sullo spiazzo davanti al back stage, mentre ormai la gente soddisfatta sta sfollando lentamente. Anche noi siamo felici e non sentiamo nemmeno più il freddo: ci avviciniamo ad Ana e Marta, le due donnine spagnole e ci presentiamo. Facciamo una foto tutte assieme, ci scambiamo le prime eccitate impressioni sulla serata che abbiamo appena vissuto approfittando della carica di adrenalina che sta ancora scorrendoci nelle vene, poi decidiamo di andare a cenare con loro da qualche parte… chissà mai che non si riesca a beccarlo ancora in qualche ristorante lì in zona!! ;)
Naturalmente non succede più nulla: certo, non abbiamo cuccato l’Omino ad abbuffarsi al ristorante, ma la serata si conclude comunque nel migliore dei modi, con un bel brindisi fra noi alla riuscita della spedizione ominica presente, nonchè alla riuscita di tutte quelle future! |
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Bianca (Bia), Elena (Ele), Elisa (Eli)